Viterbo – Una riunione con i docenti in presenza. Una con gli studenti via Zoom. E un messaggio chiaro, semplice e potente: si ricomincia.
Nei giorni scorsi la visita della ministra Anna Maria Bernini che ha assicurato l’intervento del governo. A pochi giorni dal devastante incendio che ha colpito il dipartimento di Agraria dell’Università della Tuscia, il rettore Stefano Ubertini guarda già al futuro. “Cosa facciamo domani? Da dove ripartiamo?”. La risposta è arrivata subito. Con le azioni, oltre che con le parole.
Rogo alla facoltà di agraria – La ministra Anna Maria Bernini a colloquio col rettore Stefano Ubertini
Da martedì riprenderanno gli esami per gli studenti, che verranno accolti in altri plessi dell’ateneo. Così come in altre sedi saranno trasferite le attività dei docenti. “C’è tanta voglia di ripartire, e lo stiamo già facendo – spiega Ubertini –. Tutti sono proiettati al domani, nessuno si è perso d’animo. Abbiamo avuto un’immediata risposta da parte della comunità universitaria, e una straordinaria vicinanza da parte del territorio, delle istituzioni e anche di altri atenei”.
Una solidarietà trasversale e bipartisan, che il rettore definisce “immensa, e che non dimenticheremo mai”.
Il percorso per il ritorno alla normalità sarà lungo, ma i primi passi sono già tracciati. I laboratori andati distrutti insieme a strumentazioni per decine di migliaia di euro, saranno ricostruiti in strutture temporanee messe a disposizione dal comune. E l’ateneo potrà contare anche su macchinari simili presenti in altri dipartimenti. Un punto di forza che, in una situazione d’emergenza, si rivela fondamentale.
Rogo alla facoltà di agraria – I gravi danni prodotti dall’incendio
Ma il danno non si misura solo in termini economici. “Quello che abbiamo perso – sottolinea Ubertini – non è solo ricerca o tecnologia. Abbiamo perso storie, progetti, pezzi di vita vissuta in quegli spazi. Ma l’università non è fatta solo di muri. È fatta di persone. E le persone, oggi più che mai, stanno dimostrando cosa significa essere comunità”.
Sul fronte dell’edificio colpito dalle fiamme, resta l’incognita più pesante. Le parti strutturali hanno retto e non si sono verificati crolli, ma la zona resta sotto sequestro. Sarà la magistratura, con i sopralluoghi e le indagini in corso, a stabilire cosa ne sarà dell’edificio. “È ancora troppo presto per dire se dovrà essere demolito o se potrà essere recuperato – afferma il rettore –. Ovviamente auspichiamo di non dover arrivare alla demolizione, perché questo comporterebbe inevitabilmente tempi molto più lunghi”.
Intanto si continua a lavorare. A costruire. A guardare avanti.
Barbara Bianchi

