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Viterbo – (sil.co.) – Morte di Hassan Sharaf, si è concluso oggi a Roma con la conferma della sentenza di primo grado il processo d’appello all’ex direttore del carcere di Viterbo Nicandro Izzo, Pierpaolo D’Andria. Confermata anche l’assoluzione da omicidio colposo.
Prosciolto dall’accusa di omicidio colposo, l’ex direttore del carcere di Viterbo Nicandro Izzo è stato condannato in primo e secondo grado a due mesi e venti giorni di reclusione con sospensione della pena per omissione di atti d’ufficio per il mancato trasferimento del detenuto.
L’avvocato Marco Russo, che difende Pierpaolo D’Andria, aveva presentato appello contro la condanna del suo assistito per omissione di atti d’ufficio. Accusa da cui furono assolti il comandante della polizia penitenziaria e il capo matricola.
La sentenza in abbreviato del gup Savina Poli del tribunale di Viterbo del 27 marzo 2024 è stata invece impugnata dal procuratore generale Tonino Di Bona nella parte in cui esclude la responsabilità a titolo di colpa dell’ex direttore della casa circondariale di Viterbo per la morte di Sharaf.
“Ha retto la motivazione con riferimento alla parte più importante e più preponderante di questa vicenda, che atteneva all’omicidio colposo contestato in concorso al direttore pro tempore, quindi da questo punto di vista c’è assolutamente soddisfazione, perché era la parte più delicata con riferimento al decesso a seguito di suicidio del detenuto”, sottolineava ieri subito dopo la sentenza l’avvocato Marco Russo.
Parti civili con gli avvocati Michele Andreano e Giacomo Barelli i familiari del 21enne egiziano che si è impiccato in una cella di isolamento di Mammagialla il 23 luglio 2018 ed è morto dopo una settimana di agonia, il 30 luglio di sette anni fa, al reparto rianimazione dell’ospedale Santa Rosa.
“È una conferma importante, anche perché, ricordiamo, si tratta di una delle prime condanne per fatti avvenuti all’interno del carcere di Mammagialla. Posso dirmi molto soddisfatto, anche se per noi era ravvisabile l’omicidio colposo. Adesso aspettiamo le motivazioni, per le quali i giudici d’appello si sono presi novanta giorni”, il commento a caldo dell’avvocato di parte civile Giacomo Barelli.
L’ex direttore è pronto a ricorrere in cassazione.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
