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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – A Viterbo l’acqua del rubinetto è contaminata da batteri fecali. Prima l’arsenico, adesso i coliformi. Sempre più spesso, sempre più grave. Sempre lo stesso miserabile copione istituzionale: silenzio, ritardi, omissioni, minimizzazioni.
Non ci stanno avvelenando solo l’acqua. Ci stanno avvelenando il concetto stesso di responsabilità pubblica.
La verità è questa: oggi l’acqua di casa non serve praticamente a niente. Non si può bere. Non si può cucinare. Non si può lavare un bambino. Non si può fare un bidet senza rischiare infezioni. Non si può lavare la frutta. Non si possono lavare i denti. Non si può preparare il latte per i neonati. Non si può fare una doccia (se hai ferite il rischio c’è; se entra nelle mucose il rischio c’è). Non si possono lavare i piatti. L’acqua del rubinetto è completamente inutilizzabile.
E cosa fanno le autorità? Pubblicano un trafiletto sul sito del comune. Giorni dopo. Giorni durante i quali la gente ha continuato a bere, cucinare, lavarsi. Giorni di esposizione inconsapevole per migliaia di famiglie.
Eppure, la macchina della comunicazione d’emergenza sanno bene come farla funzionare. Durante il Covid passavano quotidianamente con le automobili e gli altoparlanti nelle strade: “Rimanete a casa!”, “Non uscite!”, “Non frequentate i congiunti!”. Ogni giorno, ovunque, in ogni angolo della città. Erano capaci di arrivare fin sotto casa, anche nei vicoli più isolati.
E per un disastro simile? Niente. Nessuna macchina. Nessun altoparlante. Nessun cartello appeso nei quartieri. Solo un trafiletto pubblicato, giorni dopo, sul sito istituzionale. Tutto affidato al sito istituzionale, che nessuno consulta quotidianamente. Un insulto all’intelligenza e alla dignità dei cittadini.
E non finisce qui. Perché poi non avvisano neppure quando l’emergenza è rientrata. Non lo hanno fatto con l’arsenico. Non lo stanno facendo ora con i batteri. Non sappiamo mai quando possiamo tornare a fidarci dell’acqua che paghiamo ogni mese.
Qui entra in gioco la responsabilità vera, quella che non si può delegare. Il comune può provare a scaricare sulla Talete o su altri enti tecnici la causa della contaminazione. Ma la comunicazione tempestiva di un rischio sanitario gravissimo è una responsabilità esclusiva del comune. È il comune che deve informare la popolazione immediatamente con tutti i mezzi possibili: megafoni, auto in strada, cartelli in ogni quartiere, avvisi capillari. Non con un trafiletto pubblicato cinque giorni dopo su un sito che nessuno consulta.
Perché la tempestività nell’avvisare salva vite. E se al posto dei batteri ci fosse stato un disastro ancora più grave? Saremmo già tutti morti prima ancora che il comune si degnasse di dircelo. La responsabilità del comune nella mancata comunicazione rapida è altissima e non può essere minimizzata con il solito scaricabarile: “Eh, ma la Talete…”, “Eh, ma l’Arpa…”. No. La priorità è, e deve essere, la salute pubblica. Sempre.
Ma oltre a questo, ci si deve anche chiedere: chi sta controllando davvero la qualità dell’acqua che beviamo? Perché circolano informazioni gravissime su serbatoi lasciati in condizioni indegne: rovi, cisterne rotte, invasi aperti, perfino animali morti all’interno. Se anche solo una minima parte di queste voci fosse confermata, sarebbe uno scandalo di proporzioni gigantesche. Vogliamo sapere chi sta vigilando. Vogliamo sapere chi si assume la responsabilità. E vogliamo saperlo prima che arrivi il prossimo veleno invisibile nei nostri rubinetti.
E la popolazione? Zitta. Silenziosa. Ipnotizzata. Ogni tanto un post su Facebook, qualche indignazione temporanea, poi di nuovo tutti in letargo. Cos’altro deve succedere? Un’epidemia intestinale? Un caso grave? Un bambino ricoverato?
Chi tace oggi prepara il terreno per i disastri di domani. Noi non stiamo zitti. Ci stiamo muovendo, perché la legge è dalla parte di ogni cittadino. È un nostro diritto poter accedere all’acqua in sicurezza. Invitiamo chiunque abbia ancora un minimo di lucidità e coraggio civile a fare lo stesso. Se continueremo a subire come greggi rassegnati, la prossima emergenza sanitaria — magari peggiore — sarà solo una questione di tempo.
Comitato informale “Viterbo Acqua Sicura”
