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Soriano nel Cimino – (sil.co.) – Avrebbe adescato una donna single di mezza età facendole fuori tutti i risparmi per poi picchiarla quando sono finiti i soldi.
A quel punto, stante il ricovero in ospedale della poveretta, sarebbero emersi anche gli “ammanchi” ed è scattata la denuncia per estorsione e lesioni, poi diventati circonvenzione di incapace e lesioni, visto che l’uomo avrebbe approfittato delle condizioni di fragilità psicologica della vittima.
Imputato un 40enne viterbese, finito a processo davanti al giudice Giacomo Autizi con l’accusa di avere prosciugato in quattro mesi, tra giugno e ottobre 2020, a forza di piccoli prelievi, il conto corrente postale di una donna di Soriano nel Cimino nonché di averle estorto, con una sola operazione, la somma di 7mila euro, prelevata a luglio del 2020 dalla vittima presso l’ufficio postale di Capodimonte, per comprarsi una utilitaria Fiat Panda usata.
Il 18 ottobre 2020 a Soriano nel Cimino il gran finale, che lo ha tradito, quando, non contento di avere spennato la sua vittima, l’ha compita con una testata in piena faccia fratturandole le ossa del naso.
Il processo si è chiuso mercoledì con la richiesta di un anno di reclusione da parte della pubblica accusa, raddoppiati dal giudice, che ha condannato il quarantenne a due anni di reclusione, con sospensione condizionale della pena, disponendo una provvisionale di 7mila euro a favore della donna, parte civile con l’avvocato Luigi Mancini, cui è stato riconosciuto il diritto a un risarcimento da quantificare in sede civile.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
