- Viterbo News – Viterbo Notizie – Tusciaweb – Tuscia News – Newspaper online Viterbo – Quotidiano on line – Italia Notizie – Roma Notizie – Milano Notizie – Tuscia web - https://www.tusciaweb.eu -

Sfilata di luminari per capire se la morte di Laura Chiovelli si poteva evitare

Condividi la notizia:


Ospedale di Belcolle - L'intervento della polizia (nel riquadro Laura Chiovelli)

Ospedale di Belcolle – L’intervento della polizia (nel riquadro Laura Chiovelli)

Massimiliano Siddi

Il pm Massimiliano Siddi

Viterbo – (sil.co.) – Si è detto che non basta bere candeggina per affermare che si è trattato di un tentativo di suicidio. E anche che compito del pronto soccorso è curare i “sintomi” e non occuparsi della causa. La psichiatra inoltre nulla sapeva dei precedenti e non c’erano motivi di allarme. 

È successo durante la sfilata di luminari dell’udienza di ieri del processo per omicidio colposo alla psichiatra che visitò al pronto soccorso del Santa Rosa la paziente Laura Chiovelli, la 41enne viterbese che si è tolta la vita la notte tra il 15 e il 16 novembre 2017, poco dopo il suo arrivo in ospedale per avere ingerito della candeggina. In aula per l’accusa il pubblico ministero Massimiliano Siddi.

La dottoressa è difesa dagli avvocati Stefania Orecchio e Soldano, responsabile civile la Asl di Viterbo con l’avvocato Molinari, mentre sono parti civili i familiari con la legale Paola Chiovelli. 

Davanti al giudice Daniela Rispoli tre super esperti. Per i familiari della vittima lo psichiatra romano Antonio Coppotelli, secondo il quale c’è stata “superficialità” da parte dell’imputata, perchè Laura Chiovelli, i cui precedenti erano ignoti all’imputata, era “paziente a rischio suicidiario”, “andava vigilata perché i giorni successivi sono i più pericolosi”, “non piantonata, ma vigilata”.

Nessuna mancanza da parte dell’imputata per il consulente della difesa, il professor Fabrizio Iecher. Secondo il medico “nessun segnale” richiedeva Tso o ricovero in psichiatria della paziente, “nessuno sapeva di un precedente” e “anzi la paziente era vigile, orientata e voleva tornare a casa”.

“Una consulenza attenta e approfondita”, per il consulente della Asl, il chirurgo e medico legale romano Stefano De Pasquale Ceratti, secondo cui “non c’erano motivi d’allarme”. “La psichiatra l’ha trovata lucida e cosciente, consapevole e critica nei confronti del gesto messo in atto dall’ingestione incongrua di sostanze”. E ancora: “La paziente non è stata vista e mandata a casa – ha detto il professore – ha usufruito del monitoraggio nell’ambito del servizio di emergenza”. 

Altri due consulenti saranno ascoltati alla prossima udienza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


Condividi la notizia: