Bagnoregio – Mi sveglio alle 6,30. Il sonno è un lusso che non posso permettermi oggi, non quando l’emozione di rivedere Civita di Bagnoregio mi tiene inchiodato al soffitto. Leggo qualche notizia, poi un flash: il discorso per stasera! Accidenti, me ne ero quasi dimenticato.
Alle otto in punto, Sabrina Morelli, la mia ossessione, è già qui. Non le rivolgo parola, ma lei lo sa, lo capisce. Quando lavoro sono così, concentrato, assorbito. È per questo che mi piace. Vorrei un caffè, una sigaretta. Ma non posso, maledetta malattia.
La mattina vola via. È l’ora di pranzo. Non che mi riguardi, io sono alimentato artificialmente, ma lo capisco perché Sabrina si allontana per mangiare. Subito dopo, mia madre mi assilla ancora: “Dormi, Italo, dormi!”. Impossibile. Devo preparare il comunicato stampa. Velocemente, riadatto il mio discorso, e la chat con i fonici di Sound Effects e i miei “occhi e braccia” – mio cognato Simone Bergonzi e il ventenne Mattia Antonilli – inizia a vibrare. I primi intoppi non tardano ad arrivare, e maledico di non essere lì, di non poter intervenire a causa di questa infame malattia. Il battito mi sale, arriva a 100. Di solito sono sui 60. Tutti intorno a me sono agitati. Si fa tardi, sono le 17.
Italo Leali attraversa il ponte di Civita col respiratore per il concerto di Fabrizio Bosso
Alle 18 arriva la Croce Rossa di Ronciglione. Devo cambiarmi, prepararmi. Non è affatto semplice. Mia sorella Alessia è la più agitata, per la prima volta non sarà al mio fianco. Soffre di vertigini, non riesce a superare il ponte di Civita. Sono in cinque della Croce Rossa. Tenete il conto delle persone che servono a un malato di SLA per uscire di casa: tre per prepararmi e cinque per trasportare. Scendiamo le lunghe, strette e ripide scale di casa mia: la prima impresa della giornata.
Salgo sull’ambulanza e il viaggio verso Bagnoregio ha inizio. Con me ci sono Letizia De Sanctis, la mia amica infermiera di terapia intensiva dell’ospedale Santa Rosa, la mia OSS Sabrina e Fausto, un volontario della Croce Rossa di Ronciglione e Viterbo che si è preso a cuore la mia battaglia. Il viaggio vola, tra battute e chiacchiere, soprattutto di Fausto.
Dopo un’ora, siamo arrivati a Civita di Bagnoregio, sotto il ponte. Le porte dell’ambulanza si aprono e il volto che vedo è quello di Luigi Palanca, l’altro mio Oss. Anche lui, pur essendo di riposo, ha scelto di essere presente, di aiutarmi e sostenermi. Dietro di lui, scorgo l’altra Letizia, la donna delle pulizie, anche lei è qui. Sei volontari della Croce Rossa di Bagnoregio si prendono cura di me, tra loro Stefano Bizzarri, il presidente, che mi ricorda la prima volta che ci siamo conosciuti, quando abbiamo litigato. “Succede tra caratteri forti”, mi dice. Siamo a 17 persone, dunque.
Italo Leali attraversa il ponte di Civita col respiratore per il concerto di Fabrizio Bosso
Iniziano a “impacchettarmi” in uno speciale materasso che mi evita il dolore della spinale. Sembro un salame. Il viaggio riparte, il materasso funziona, sono comodo. Al mio fianco, sul mezzo, c’è Letizia l’infermiera, la mia amica fedele, e dietro, a piedi, Sabrina e l’altra Letizia con il respiratore di riserva e l’aspiratore. Cerco di rubare con gli occhi qualche scorcio del panorama, ma vedo poco, essendo legato e a testa in su.
Poi inizia la salita sul ponte, e la nuova posizione mi apre davanti un panorama incredibile, con un tramonto mozzafiato sulla valle dei Calanchi, in direzione Lubriano. Sono tre anni che non vedo un tramonto e mi commuovo. Vorrei gridare al guidatore di fermarsi qualche minuto, ma non posso, sono muto da due anni. Arrivato alla fine del ponte, il panorama e il tramonto spariscono, e iniziano a profilarsi i muri del borgo di Civita di Bagnoregio. Riconosco ogni muro, ogni finestra, ogni cosa che la mia posizione mi permette di vedere.
Superiamo la prima piazza e arriviamo in Piazza San Donato. Qui mi aspettano i sei volontari della Croce Rossa di Bagnoregio di prima e un’altra infermiera della Croce Rossa. Mi tirano giù dal mezzo, mi liberano dal materasso e mi posizionano sulla sedia, affidandomi ai miei OSS Luigi e Sabrina. Finalmente seduto, posso finalmente guardare tutto. I miei occhi, l’unica cosa che si muove nel mio corpo, corrono avidi a rubare ogni angolo della piazza, collegandosi con i ricordi.
Ecco, quello è il mio ristorante preferito, quello è il bar dove prendevo il caffè con Paolo Crepet. E puff! Appare proprio lui, insieme al Sindaco Luca Profili, che vengono a salutarmi. Avrei tante cose da dire, tanti ricordi di cui parlare. Ero qui con il Tuscia in Jazz molto prima che a Civita di Bagnoregio si pagasse il biglietto. Mi ricordo come fosse adesso quando a una cena Francesco Bigiotti ci comunicò questa sua decisione, e quando al comune c’era il padre di Luca come assessore. Conosco Paolo e Luca da quasi vent’anni e non posso dire una parola. Maledetta malattia.
Chiedo ai miei Ossequi Luigi e Sabrina di mettere il mio comunicatore ottico per riuscire a scambiare due parole e mi accorgo che c’è anche Yasebel, l’altra mia Oss. Ci sono tutti! Con lei, siamo a 19 persone coinvolte nel mio spostamento da Ronciglione a Civita di Bagnoregio. Messo il comunicatore, arriva Fabrizio Bosso a salutarmi insieme a Enrico, Domenico e Marco, oggi affermati professionisti cresciuti al Tuscia in Jazz e a cui ho prodotto i primi dischi. Trattengo a stento le lacrime.
Ma è giunta l’ora della conferenza stampa. Dirige tutto Ernesto Bruziches, ottant’anni e da ventiquattro al mio fianco, anima e colonna del festival. Ho paura che sia troppo prolisso, invece è perfetto, dice le parole giuste, è nei tempi, dà la parola agli ospiti. Mi viene un groppo in gola quando il Sindaco dice: “Bentornato a casa”. Presenta il concerto, parte la musica. Già dalle prime note capisco che non sarà un concerto come gli altri. Fabrizio Bosso è preso emotivamente dalla situazione, e i musicisti con lui. La piazza stracolma è in delirio, anche io. Vorrei gridare ma non posso, vorrei battere le mani ma non posso, vorrei correre ad abbracciare ma non posso. Maledetta, fottuta e bastarda malattia. Ma sono felicissimo, e intorno a me percepisco sentimenti positivi di commozione. La gente mi assale per ringraziare, volti sconosciuti e altri familiari si susseguono davanti a me mentre il mio comunicatore in loop ripete: “Grazie”.
Arriva Fabrizio che mi porta 500 euro, frutto della vendita dei suoi CD. Sono commosso, mi scende qualche lacrima che subito Sabrina mi asciuga. Arriva Luigi che mi avvisa che è ora di andare a casa. Stefano Bizzarri inizia con i volontari della Croce Rossa di Bagnoregio a “impacchettarmi” e a mettermi sul mezzo per di nuovo superare il ponte. Paolo Crepet, il Sindaco e Fabrizio Bosso vengono a salutarmi. Vorrei scendere da quel mezzo e bere un bicchiere di vino con loro e tirare a tardi parlando. Ma non posso. Maledetta malattia. Riesco a fargli capire che ci sentiremo su WhatsApp. Il mezzo parte, sono felicissimo.
Mentre andiamo e guardo i muri di Civita di Bagnoregio, inizio a realizzare di essere stato il primo malato di Sla a Civita di Bagnoregio. E mentre penso a questo e Letizia mi chiede come sto, superiamo la porta di Civita di Bagnoregio e sopra di noi un cielo stellato magnifico, e Civita sullo sfondo. Sono in estasi. Il viaggio sul ponte finisce. Ad attendermi, oltre ai volontari della Croce Rossa di Bagnoregio, quelli di Viterbo, sono in tre, tra cui di nuovo Fausto. E siamo a 22 persone. Sull’ambulanza siamo di nuovo io, Sabrina, Letizia e Fausto. Tutti sono felici.
Dopo quaranta minuti da quando è iniziata la mia preparazione a Civita di Bagnoregio, inizia il viaggio di ritorno a Ronciglione, di un’ora. Anche questo vola. Loro parlano, io sono preso dai miei pensieri, mi isolo, mi godo la mia felicità. Arrivo a casa. Ultima fatica: la scala. Ad aiutare trovo il marito di Letizia. Con lui, siamo a 23 persone che gratuitamente mi hanno aiutato in questa mia avventura. Saliamo le scale e mi mettono nel letto. Otto ore di cui quattro di viaggio. Mi spogliano, mi preparano per dormire, ma non ci riesco. Voglio ancora godermi questa giornata in cui ho dato una spallata a questa malattia. E no, cara Sla, non avrai la mia anima, perché la vita è e resta meravigliosa.
Italo Leali
– Italo Leali attraversa il ponte di Civita col respiratore per il concerto di Fabrizio Bosso: “Questa malattia non avrà mai la mia anima” di Patrizia Prosperi

