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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Vivere in una piccola città ha certamente dei privilegi; primo fra tutti la tranquillità che attraversa il quotidiano, ben lontano dalla frenesia e caoticità delle metropoli.
E Viterbo?
Alla regola vi sono sempre eccezioni, e così questo non è che il luogo delle contraddizioni, in cui alle problematiche dei piccoli centri, particolarmente per carenza se non addirittura assenza di certi servizi, si sommano le criticità delle grandi città, presenti addirittura in misura esponenziale che mai ve ne sarebbe da immaginare, specie per una località così marginale.
E come non indicare tra quel che c’è di negativo che affligge il luogo, quanto ne è di manifesta ed immediata evidenza non appena si giunge in esso, ossia il traffico: costante invasiva, poiché presente ovunque, nonché permanente che specie nelle ore notturne se ne viene ad approfittare delle vie più libere per percorrere queste a velocità sconsiderata, al punto che ne è tutto un gareggiare, con qualsiasi mezzo, purché a motore, che lo fanno persino gli autobus di linea, e tutti non solo in velocità, ma anche nel fare quanto più rumore se ne possa per farsi sentire e soprattutto notare.
E già da subito i risvolti sono pressoché ravvisabili, come dal miasma che affligge l’aria cittadina, affetta delle emissioni dei gas di scarico dei veicoli che ammalorano l’etere.
Così in quei bar, ristoranti ed altro di che simile, imminenti alle strade, se ne viene a godere di consumazioni insaporite anche dalle emissioni dei mezzi a motore.
E chi abita prossimo alle vie, soprattutto principali, di notte può addormentarsi contando i veicoli che passano, specie in estate quando la vita notturna si fa più frenetica.
Nel contempo, il bucato stesso ad asciugare, prende l’odore della città, ossia quello dei gas di scarico dei veicoli.
Eppoi, quel rumore, martellante, specie quando vi è chi si comporta a far udire quello del motore del proprio veicolo sopra agli altri.
Mentre lo stato delle strade ne risente più che mai, con una condizione di dissesto eterno. Ed i tombini, caditorie e quant’altro presente nella strade, viene divelto dalla propria sede dal passaggio continuato su questi dei veicoli, al punto da formare salti, mettendo a rischio incolumità dei mezzi a due ruote, nonché di quei pochi ed impavidi pedoni che attraversano le strade, dovendo badare, per la propria sicurezza, non solo a non farsi travolgere dai veicoli, m anche a non finire rovinosamente a terra per poi anche venire investiti sul momento.
Gli effetti, che ne conseguono, non sono solo estetici, ma più di sostanza, specie a considerazione della salute, dove di certo l’aria che si respira è tutt’altro che salubre; aspetto difficilmente rilevato visto che dei sistemi di monitoraggio, uno solamente si trova nel pieno del traffico (Viale R. Capocci), mentre gli altri hanno sede in ben altrove dove i mezzi, soprattutto a motore, non hanno neppure accesso ed il transito di essi avviene decisamente a distanza.
Di tal condizione di degrado, non è di esclusiva la responsabilità dell’amministrazione locale, poiché appare esservi una spiccata inclinazione da parte di chi residente a preferire l’utilizzo dell’automezzo anche per spostamenti brevi, persino di qualche centinaio di metri.
Ed infatti al di là di stranieri (almeno quelli sprovvisti d’auto), ben poche sono le persone del luogo avvistabili andarsene a piedi, che per il resto, a prescindere dalla fascia di età, vengono a far uso di veicoli di ogni genere ed in qualsiasi modo.
Del resto in altri termini non se ne verrebbe a dare spiegazione del prendere forma del traffico anche nei fine-settimana, ossia quando a spingere ad uscire di casa e prendere l’auto (o qualsiasi altro mezzo purché a motore), non sono certo motivi di lavoro od altri impegni: ed allora ecco formarsi interminabili code in ogni parte della città, che allora sembra proprio che il passatempo sia quello di starsene in fila o comunque in strada.
Ed altrimenti cos’altro fare a Viterbo che starsene nel traffico?
Infatti non c’è proprio nulla in cui impegnarsi in modo ludico, ma del resto la stessa gente del luogo non sembra affatto propensa a ciò che può essere ricreativo, o comunque in qualsiasi altro modo impegnativo.
Sicuramente anche l’amministrazione del luogo ha comunque la sua parte di colpa e neppure da poco, ché infatti lo stesso sistema di viabilità è tutto verso un convogliare nell’abitato quanto più traffico possibile, invece che, al contrario di come piuttosto ne sarebbe dovuto, estromettere questo al di fuori della città, specie quando si tratta dell’attraversamento da parte di mezzi pesanti, dove al passaggio di questi, tremano tutti gli edifici prossimi alle strade di percorrenza.
Di tutto ciò, sul volto di quei pochi che giungono da fuori, se ne legge lo sbigottimento – se non l’orrore -, nel trovare quanto non ci si aspetterebbe davvero in un piccolo capoluogo come questo.
E la situazione risulta ormai sfuggita da ogni forma di controllo, visto che viene a peggiorare sempre più nel tempo, al punto che le code dei veicoli sono divenute elemento permanente, interessando qualsiasi momento della giornata.
Poi, come solitamente ne è di concomitanza a problematica di tal fatta, eccone abbinarsene la carenza di parcheggi, ovunque limitati e comunque neppure sufficienti ai residenti della zona di interesse. E piuttosto che provvedersi alle necessità, invece si eseguono anche di quelle opere pubbliche che ne limitano ancor più la disponibilità, oppure si rendono questi fruibili solo che a pagamento.
E come non può mancare quanto solitamente è invece di carenza consueta delle grandi città? Ossia il verde pubblico. Che quel poco presente è persino mal conservato. Quando piuttosto in una città così talmente sopraffatta dal traffico, se ne avrebbe più che necessità di creare zone verdi o comunque impiantare alberi per ridurre l’inquinamento.
E l’unico parco pubblico presente, viene invece impiegato per eventi pubblici che decisamente non contribuiscono proprio per nulla alla sua conservazione, anzi ne sono causa più che mai di rovina.
Carenza di verde pubblico, nonché di parcheggi, che questi ultimi potrebbero abbinarsi all’uso smoderato e frenetico dell’auto, come si potrebbe essere portati a credere quando ciò avviene, hanno bensì entrambi un’unica determinante, ossia la condizione pressoché impossibile di realizzarne del nuovo, per la mancanza assoluta di spazi pubblici da dedicarvi, o per meglio far comprendere, per la limitatezza di suolo pubblico che è quasi esclusivamente occupato da strade: anche ciò non poco incidente sulla quantità di traffico.
Talmente ne è assorbito il suolo pubblico da strade, da non esservi non solo parcheggi e verde, ma persino la privazione di marciapiedi che tanto in realtà a pochi servirebbero vista la predilezione all’uso dell’automezzo.
Un guazzabuglio inestricabile di strade e tutte in città, con le principali che portano solo traffico in essa invece di tenerlo al di fuori.
E che il traffico sia la questione più manifesta poiché interessa la città quasi in ogni dove, palesandosi a chiunque e rendendosi questi chiunque – persino a propria insaputa-, protagonista ed autore di ciò, non significa che ad ogni modo sia l’unica gravità, poiché altre affliggono il luogo e persino di entità criminosa, come la diffusione sempre maggiore di sostanze stupefacenti che la quotidianità delle notizie lo prova più che mai, divenendo, purtroppo, fenomeno di ordinarietà.
Non mancano neppure guerriglie tra bande locali, che si affrontano persino in pieno giorno e nelle pubbliche piazze, davanti agli sguardi esterrefatti della gente comune, che si trova ad attraversare i luoghi di scontro.
Eppoi, altro ancora, che va da fattispecie di minore entità, come l’occupazione abusiva di dimore, a furti, specie nelle abitazioni, dove a venir compromessa è soprattutto l’integrità del luogo stesso che quando ad aver ingresso ad esso è chi ha tutt’altro che buone intenzioni, allora cessa quella sicurezza che esso dà a chi vi dimora, ed è come si subisse una violenza sulla propria persona.
Vandalismi, sia a proprietà private che beni pubblici, abbandono di rifiuti, e non solo di quelli civili comuni che insudiciano le strade e piazze, ma anche di genere particolare che andrebbero trattati in ben altro modo, piuttosto che ingombrare il suolo pubblico ed essere, a volte secondo di essi, anche un pericolo per la salute.
Così, proseguendo, si arriva pure a forme di criminalità grave, come saltuari eventi dimostrano.
L’illegalità è poi quanto d’altro davvero non ci si aspetterebbe di trovare in una città simile. Ed invece sembra che sia l’unica attività che non solo si sia insediata, ma addirittura continua a prosperare nei suoi vari generi ed in ogni luogo cittadino: risse di strada, come passatempo, traffico di stupefacenti, furti, rapine, ed altro ancora.
E se in rovina è comunque la città intera, in centro la condizione peggiora ancora, allorché invece in qualsiasi altra località è proprio questo il luogo di maggior pregio: edifici fatiscenti si accompagnano ad un’insicurezza nell’abitare od anche solo frequentare vie e piazze del centro, progenie di eventi, specie notturni, che mostrano come decadenza si accompagna anche a crimini.
Invece il cemento avanza, coprendo ovunque e rendendo il paesaggio sempre più orribile, con edifici commerciali ed abitativi, che non si comprende affatto a chi questi ultimi destinati visto lo spopolamento della città dovuto alla ricerca del lavoro, quando lo stato cronico di depressione economica che affligge il luogo, obbliga ad emigrare altrove, abbandonando così, ed anche definitivamente, la località.
Ecco in tal modo che lo scenario è altresì di abitazioni vuote, spesso in stato pure di abbandono, nonché persino in rovina, traccia non solo che non siano abitate, ma che il protrarsi della condizione avviene ormai da tempo.
E di certo al calo demografico non se ne viene ad ovviare con l’immigrazione straniera, come qualcuno vuole far credere, poiché ha i suoi connotati d’instabilità dato che da un istante all’altro la persona può esodare altrove, come di fatto avviene.
Al declino poi non c’è mai fine, tant’è infatti la situazione piuttosto che rimanere stabile, od addirittura migliorare, come ci si aspetterebbe, invece ne viene continuamente a precipitare, rendendo il luogo inospitale persino per un’attrattiva di specie turistica od anche semplicemente al trascorrere una giornata diversa dalle altre (in senso positivo, si intende).
E la manifestazione della condizione di declino è la moriate di imprese, prima di tutte dei piccoli esercizi commerciali situati in Centro, tutto a vantaggio dei grandi complessi allocati soprattutto nella zona nord della città, peraltro causa, anche questi, del traffico, ma che l’amministrazione locale sembra assecondare senza limiti, con il continuo rilascio di permessi amministrativi per nuove aperture nel luogo, nonché per nuove costruzioni.
È incessante il perire di imprese, lasciando una desolazione di locali, se non addirittura interi edifici vuoti che lo stato di abbandono di non pochi si presenta così ormai da anni talché sono divenuti fatiscenti.
Con l’abbandono definitivo dell’attività economica, sovente se ne accompagna anche la fuga dalla città perché è desertificazione di ogni genere di impresa, anche quelle avviate da breve, e si va alla ricerca di un’occupazione ben altrove, anche molto lontano, persino con l’intento di non fare più ritorno neppure in un lontano domani.
E non è un inverno economico, ma declino continuo, perché se ne accompagnano quegli aspetti tipici di una società al tracollo, come, e prima fra tutti, la caduta demografica che colpisce il Capoluogo, non solo con il calo della natalità, ciò ormai comune e di cui agonizza l’intero Paese, ma proprio per l’abbandono del territorio in cerca, appunto, di lavoro, viste le prospettive locali sempre più deprimenti.
A tal punto di sicuro ne è più che scongiurata un’inversione di tendenza, verso un cambiamento di miglioramento (che a peggiorare, precisamente, ne sarebbe invece naturale attendersene in tal senso negli eventi visto lo stato della situazione generale), perché tanto ormai chi del luogo si è più che assestato in tale condizione di decadenza, la quale, anzi visto il perdurarne, ne è divenuta piuttosto stato di oblio.
E da questo oblio non c’è di sicuro salvezza, appurato che la strada è percorsa ormai da troppo tempo e sembra peraltro cosa piuttosto voluta, dove tutti ci si sono più che adattati persino a compiacimento.
Non è una città per anziani, che non hanno alcun luogo dove passare le giornate fuori da casa per trascorrere del tempo anche in collettività con altri propri coetanei, che di solito tali spazi sono il verde cittadino, appunto assente, ché anzi devono star bene attenti a non finire vittime sulle strade, dato il traffico che ce n’è.
Così non lo è neppure per le famiglie, che allo stesso modo non vi è un dove in cui permettere ai bambini di trascorrere le giornate all’aria aperta.
E lo sport?
Al di là dell’iniziativa privata, alternative di tipo pubblico non ve ne sono, neppure per stimolare la diffusione dello stesso come disciplina civica, che tanto di spazi per fare questo non si hanno certo a disposizione.
Invece, è una città per giovani, che passano il tempo – e non solo loro – a scorrazzare sulle strade sia di giorno che di notte.
Ed ecco allora tutti in auto e su strada, dove trascorrere le giornate.
E poi anche a voler andare a piedi, ne risulta ben problematico, e non solo per l’aria che si viene a respirare, decisamente non salutare in mezzo a tutto quel traffico, ma pure perché oltre alla scarsa presenza di marciapiedi, specie sulle vie principali, – e quando presenti, lo stato di manutenzione non è di sicurezza all’essere percorribili-, attraversare le strade è impresa rischiosa sia per il traffico che per i comportamenti stessi tenuti da chi è alla guida dei veicoli, tutt’altro che disposti a maniere di cortesia ché la strada pare ne tempri il carattere ma a modo affatto positivo.
Giovanni Moneta

