Secondo quanto riferisce la guardia di finanza, le indagini hanno “permesso di far luce su gravi irregolarità commesse nell’ambito delle vendite giudiziarie immobiliari, da parte di alcuni curatori fallimentari e professionisti delegati”.
Al centro dell’inchiesta un sistema illecito “basato su rapporti collusivi tra gli indagati e i professionisti incaricati delle aste giudiziarie, che – si legge nella nota – pilotavano le aggiudicazioni a favore di soggetti compiacenti, riconducibili all’organizzazione”.
Tra i casi ricostruiti, anche quello di un immobile dal valore di oltre 700mila euro, venduto per appena 27mila. A facilitare l’operazione, secondo gli investigatori, una tangente da 40mila euro versata in contanti da un cittadino di nazionalità indiana.
Il meccanismo prevedeva, inoltre, la falsa attestazione di ben 17 aste mai effettivamente svolte. In questo modo, spiegano le Fiamme Gialle, si consentiva “la partecipazione esclusiva del soggetto corrotto, l’unico a conoscenza della vendita”.
Durante le perquisizioni sono stati sequestrati circa 30mila euro in contanti e macchinette conta-soldi, ritenute parte del sistema illecito. La guardia di finanza sottolinea che il procedimento è ancora nelle fasi preliminari e che “fino al giudizio definitivo vige la presunzione di non colpevolezza”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.