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“Da bambina sognavo di fare l’archeologa, oggi scavo nei dati con la stessa meraviglia…”

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Viterbo – “L’università non è un mondo a parte, ma una risorsa viva per il territorio”. Tiziana Laureti, figlia dello storico facchino di santa Rosa Getulio, si prepara a guidare per sei anni l’università degli studi della Tuscia. Eletta ieri con 405 voti su 474 validi, ha ottenuto un consenso amplissimo, superando di molto la soglia necessaria di 238 preferenze. Entrerà ufficialmente in carica il primo novembre, subentrando a Stefano Ubertini. È la prima donna e la prima viterbese a diventare rettrice dell’ateneo.

Tiziana Laureti appena eletta rettrice dell'Unitus

Tiziana Laureti appena eletta rettrice dell’Unitus


Docente ordinaria di Statistica economica e direttrice del dipartimento di Economia, ingegneria, società e impresa (Deim), Laureti è nata e cresciuta a Viterbo 53anni fa. Laureata proprio all’Unitus, ha costruito un percorso scientifico e istituzionale di rilievo internazionale. È stata esperta per la Banca Mondiale, project leader per Eurostat, coordinatrice di progetti per la commissione europea e per la Fao. Ha fatto parte del Comstat, il comitato nazionale per la statistica ufficiale, su nomina della presidenza del consiglio dei ministri.

Di recente, il 23 aprile 2024, è stata nominata componente della Cogis – la Commissione per la garanzia della qualità dell’informazione statistica – con decreto del presidente della repubblica, su proposta del presidente del consiglio. Un riconoscimento istituzionale di altissimo profilo che premia la sua competenza e il suo prestigio scientifico. 


Come nasce la prossima rettrice. Qual è la sua formazione?
“Sono laureata in economia, con un dottorato in statistica applicata, due ambiti che mi hanno insegnato l’importanza dell’evidenza, della complessità e della capacità di leggere i dati per comprendere la realtà. Metodo che applicherò al mio mandato. Mi sono formata anche in contesti internazionali, in particolare nel Regno Unito, dove ho potuto confrontarmi con approcci differenti e una visione accademica aperta e dinamica. Questo mi ha permesso di costruire uno sguardo ampio, inclusivo e orientato alla condivisione, elementi che considero centrali per guidare l’università”.

Come è stata presa la notizia in famiglia, cosa ha detto suo padre Getulio?
“Il mio papà, con la sua semplicità e lucidità, mi ha detto una cosa che porto nel cuore: ‘Nella vita, l’impegno premia sempre. Può volerci tempo, ma chi si dedica con serietà e cuore arriva lontano. Tu ne sei la prova, e siamo immensamente orgogliosi di te’. Sono parole che per me valgono tantissimo. Non posso non pensare a mia madre, che ci ha lasciati lo scorso anno. Lei sarebbe stata immensamente orgogliosa. Questo traguardo è anche suo, perché sono certa che, in qualche modo, mi sta accompagnando anche adesso. È una gioia che condivido con la mia famiglia, con mio marito Massimiliano e mio figlio Michelangelo e i miei fratelli Marco e Alessandro, i miei nipoti e le mie cognate ma anche con tutte le persone che in questi anni hanno camminato con me”.

Tiziana Laureti appena eletta rettrice dell'Unitus

Tiziana Laureti appena eletta rettrice dell’Unitus


Si ricorda il primo giorno da studentessa all’università della Tuscia? Che emozione portava con sé?
“Me lo ricordo benissimo! Avevo l’emozione e l’ansia di chi sta per iniziare qualcosa di importante, anche se allora – come per tutti gli studenti – non mi rendevo conto fino in fondo di quanto sarebbe stato importante quel primo giorno. Ma ricordo soprattutto una cosa: la lezione del professor Giorgio Troi. Lo ricordo come fosse ieri: era il corso di statistica, con gli occhi e la mente spalancati. Non era solo il contenuto, era il modo in cui parlava, la passione che metteva nel suo insegnamento. Ricordo di essere uscita da quell’aula affascinata, quasi travolta dall’idea che la statistica potesse raccontare il mondo in un modo nuovo, preciso e insieme sorprendente. Credo che quel giorno sia stato uno di quei momenti chiave, in cui capisci che sei nel posto giusto. Ora che me lo chiede ci ripenso, sorrido e mi commuovo: da lì, senza saperlo, è iniziato un cammino che mi ha portata fin qui”.

Qual è l’iter che la porterà a essere rettrice effettivamente dopo il voto?
“Dopo il voto, si avvia una fase di transizione che prevede un passaggio di consegne con l’attuale rettore, il professor Stefano Ubertini, con cui già stiamo lavorando per garantire continuità e operatività. Saranno mesi molto importanti, impegnativi e dedicati agli incontri istituzionali e all’organizzazione del lavoro futuro. Il mio mandato inizierà ufficialmente il 1° novembre”.

È la prima donna rettrice, che significato ha a livello nazionale e locale?
“Essere la prima donna a ricoprire il ruolo di rettrice all’università degli studi della Tuscia è un segnale importante, che va oltre la mia persona. È un risultato che parla di possibilità, di merito e di parità reale. Ma c’è un aspetto che per me ha un significato profondo: sono stata studentessa di questo ateneo, ed è qui che sono cresciuta, come ricercatrice, come docente. Diventare oggi rettrice di questa stessa università è, per me, la dimostrazione concreta che l’università della Tuscia è capace di riconoscere e valorizzare il merito. A livello locale è un messaggio importante: non servono scorciatoie, serve impegno, competenza e un contesto che sappia offrire pari opportunità. A livello nazionale, spero che questo mio ruolo possa contribuire a rafforzare la presenza femminile nelle posizioni di vertice nel mondo accademico, dove c’è ancora tanta strada da fare”.

La nuova rettrice Tiziana Laureti con il rettore uscente Stefano Ubertini in attesa della proclamazione

La nuova rettrice Tiziana Laureti con il rettore uscente Stefano Ubertini in attesa della proclamazione


Si sarebbe mai aspettata di diventare rettrice?
“A dire il vero, no. Non era un obiettivo che avevo in mente quando ho iniziato questo percorso. Ho sempre lavorato con dedizione, passione e senso di responsabilità. Per questo, essere stata scelta come candidata tra tanti colleghi e colleghe di grande valore rende questo riconoscimento ancora più significativo”.

Cosa sognava da bambina? Qual era il suo progetto di vita?
“Da bambina sognavo di diventare archeologa. Non so, mi affascinava l’idea di scavare nel tempo, riportare alla luce storie nascoste. In realtà era il sogno di una bimba curiosa e attenta, che già sentiva il richiamo dello studio e della conoscenza. Poi lo studio mi ha portato altrove, ma senza mai distrarmi davvero da quel desiderio originario: essere una studiosa, essere una ricercatrice. A pensarci oggi, in un certo senso, continuo a ‘scavare’, ma tra i dati, con la statistica e con lo stesso stupore di allora. Vi svelo anche una tra le mie passioni più intime: la pittura, che continua ad accompagnarmi ancora oggi. Dipingere è per me un modo silenzioso e profondo di osservare, di ascoltare, di restituire bellezza e senso alle cose. È una forma di pensiero che affianca e completa quella accademica. Forse il mio progetto di vita è sempre stato questo: cercare, capire, creare. E soprattutto non smettere mai di imparare, da nessuno”.

L’eredità di Stefano Ubertini come la valuta?
“L’eredità di Stefano Ubertini è di straordinario valore. A lui va la mia più sincera gratitudine, personale e istituzionale. In questi anni ha trasformato profondamente l’università della Tuscia, rendendola un ateneo sempre più internazionale, dinamico, riconosciuto e senza mai perdere il legame con le persone e con il territorio. Ha creato un clima di ottimismo e fiducia. Il suo è stato un rettorato segnato non solo dalla competenza e dalla visione, ma anche da una grande umanità, che ha lasciato il segno in tutta la comunità di ateneo. Proprio per questo, assumere questo incarico dopo di lui è per me motivo di grande responsabilità. Porterò avanti il suo lavoro con rispetto e con spirito di servizio”.

Tiziana Laureti appena eletta rettrice dell'Unitus - L'abbraccio con Stefano Ubertini

Tiziana Laureti appena eletta rettrice dell’Unitus – L’abbraccio con Stefano Ubertini


Quale segno avrà il suo rettorato? Quale sarà il rapporto con la città?
“Un segno di continuità e rinnovamento. Continuità con quanto di solido è stato costruito, e rinnovamento nello spirito, nelle energie, nella capacità di guardare avanti. Al centro del mio programma c’è sicuramente una vocazione internazionale ma sempre tenendo saldo il radicamento con la nostra comunità locale. Il rapporto con la città sarà essenziale. Intendo proseguire e rafforzare quanto avviato con il protocollo ‘Viterbo città universitaria’: un impegno concreto per rendere il nostro ateneo ancora più integrato con il tessuto urbano, culturale e sociale. L’università non è un mondo a parte, ma una risorsa viva per il territorio. Lavoreremo affinché studentesse, studenti e cittadini si sentano parte di un’unica comunità che cresce insieme”.

Cosa le piacerebbe lasciare come impronta del suo rettorato?
“Un’università capace di parlare a tutte e tutti, non solo come luogo di formazione e ricerca, ma come vero progetto culturale per il territorio. Vorrei promuovere una cultura orizzontale, fatta di dialogo tra saperi, tra persone, tra generazioni. Credo fortemente nell’idea di un’università accessibile, inclusiva, viva anche fuori dalle aule. Un piccolo sogno concreto che mi piacerebbe realizzare è la creazione di un appuntamento annuale, il ‘Caffè della scienza’: uno spazio di incontro e confronto tra accademia e società, dove si possa parlare di ricerca e futuro in modo semplice, chiaro, coinvolgente”.

Cosa si può fare per rendere l’ateneo parte integrante della vita cittadina?
“Credo che l’università debba essere sempre più un luogo aperto, vissuto, riconoscibile. Un esempio simbolico e importante sarà il restauro della chiesa di santa Maria in Gradi, che rappresenta non solo un patrimonio storico da valorizzare, ma anche un’opportunità per creare nuovi spazi di cultura condivisa. Vorrei rafforzare il legame con gli spazi urbani, rendendo l’università parte attiva della vita cittadina, attraverso iniziative culturali, sportive, eventi diffusi. E poi c’è un obiettivo centrale: rendere Viterbo sempre più attrattiva per chi viene da fuori, offrendo non solo un’ottima formazione, ma anche una qualità della vita fatta di accoglienza, servizi, relazioni”.

Cosa farà per rendere l’ateneo più attrattivo per chi viene da fuori? Alloggi, trasporti, vita culturale?
“Sul fronte dell’accoglienza, sarà fondamentale continuare a investire in alloggi, spazi per lo studio e la socialità, servizi dedicati agli studenti fuori sede e internazionali. Stiamo dialogando da tempo con le istituzioni per migliorare i collegamenti e l’accessibilità, consapevoli che il tema dei trasporti è cruciale per chi sceglie di studiare qui. Vogliamo che studentesse e studenti trovino a Viterbo un ambiente vivace, stimolante, con una vita culturale ricca, eventi, occasioni di incontro. Un’università che non si limita a trasmettere saperi, ma che accende esperienze, relazioni, vita”.

Cosa farà per agraria dopo l’incendio che l’ha colpita?
“L’incendio ha colpito gravemente uno dei tre edifici del plesso di agraria, ma agraria non è distrutta. Le attività proseguono e la comunità ha reagito con grande determinazione. Quello che più mi ha colpita è stata la risposta corale e immediata: una straordinaria rete di solidarietà che si è attivata da ogni parte dell’ateneo, dalle istituzioni, dal territorio, da tutte le altre università. È da questi gesti che si misura la forza di una comunità”.

Qual è il suo sguardo sulle questioni di genere nel mondo accademico?
“L’università della Tuscia ha avviato un percorso strutturato sulle politiche di genere. Questo dimostra l’impegno concreto dell’ateneo per promuovere parità, tutelare le differenze e costruire un ambiente accademico inclusivo. Il mio sguardo è chiaro: intendiamo rafforzare queste azioni, garantendo che la progettazione e l’attuazione delle politiche di genere non siano un fatto episodico, ma parte integrante della cultura e dell’organizzazione dell’università”.

Come cambierà l’università e il mondo con l’intelligenza artificiale?
“Per l’università rappresenta una straordinaria opportunità di innovazione: l’AI ottimizza processi, fa risparmiare tempo, semplifica le attività, libera risorse ed energie da dedicare alla creatività e alla ricerca. L’intelligenza artificiale non dobbiamo temerla, ma guidarla. Il nostro compito sarà quello di formare persone in grado non solo di usare l’IA, ma di comprenderla, valutarla criticamente e orientarne l’impatto nella società. L’università del futuro sarà quella che saprà integrare l’innovazione tecnologica con i valori fondamentali della conoscenza, dell’etica e dell’inclusione”.

Se potesse parlare a una studentessa o a uno studente del futuro, cosa gli direbbe?
“Non aver paura. Studia, esplora, sbaglia, sogna. C’è una gioia profonda nel poter crescere, capire, cambiare il mondo, anche solo un po’. E l’università può essere l’inizio di tutto questo”.

Carlo Galeotti


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