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Montefiascone – (sil.co.) – Botte alla ex e percosse al figlio, ma lui nega: “Lei è caduta da sola, lui mi ha aggredito”.
Dando la colpa alla gelosia, si è detto però profondamente pentito di avere aggredito la ex e l’uomo che stava con lei sul lungolago di Montefiascone, a agosto dell’anno scorso. Sul posto intervennero i carabinieri e la donna fu portata in ospedale in ambulanza dal 118. Sarebbe invece stato il figlio a menare lui.
A processo col giudizio immediato davanti al giudice Jacopo Rocchi un 53enne difeso dall’avvocato Maurizio Filiacci contro il quale si è costituita parte civile la ex, con l’avvocato Luigi Mancini. Si trova ai domiciliari perchè, nonostante il divieto di avvicinamento alla meno di 500 metri, avrebbe aggredito la donna e il figlio adolescente, pretendendo che gli ridesse la minicar che gli aveva regalato.
È accusato anche di avere massacrato di botte il figlio, in un’altra occasione, accompagnato in ospedale dalla madre, secondo la quale l’adolescente ha portato per oltre un nese i lividi procurati dal padre con calci e pugni.
Sentito davanti al giudice all’udienza di mercoledì, il 53enne, a parte ammettere il movente della gelosia, ha fatto di tutto per ridimensionare i fatti che gli vengono contestati, negando di avere picchiato il figlio, “è stato lui ad aggredirmi”, e di essersi avventato sulla ex e l’amico al lago, “lei è caduta dalle sola ed è stato lui a spintonare me”.
Si torna in aula a novembre.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

