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Viterbo – (sil.co.) – No alla continuazione tra tre condanne per spaccio, ordinanza annullata con rinvio al tribunale di Roma per un nuovo giudizio.
La cassazione ha accolto il ricorso di un cinquantenne contro l’ordinanza con cui, lo scorso 12 dicembre, il tribunale di Roma, quale giudice dell’esecuzione, ha respinto la richiesta di continuazione tra tre reati di spaccio commessi tra il 7 luglio e il 27 ottobre 2018, giudicati con tre diverse sentenze, due delle quali già ritenute in continuazione tra loro dal tribunale di Viterbo.
Nello specifico, la pena più grave riportata dall’imputato – spacciatore recidivo, reiterato, specifico e infraquinquennale – risulta quella del tribunale di Viterbo del 7 luglio 2018 (divenuta irrevocabile il 15 ottobre 2018) pari a un anno, un mese e dieci giorni di reclusione, alla quale è stato applicato un aumento per la continuazione già ritenuta con il reato giudicato con la sentenza del tribunale di Viterbo del 4 febbraio 2019, rideterminando la pena complessiva, per i reati di cui alle due condanne, in un anno, 5 mesi e 25 giorni di reclusione.
Nell’applicare tali principi, però, è stato calcolato l’aumento minimo per l’ulteriore reato satellite da unire in continuazione, quello giudicato con la sentenza del tribunale di Roma del 29 ottobre 2018, sulla base della pena di un anno, 5 mesi e 25 giorni di reclusione, indicata, nell’ordinanza stessa, come quella derivante dall’applicazione della continuazione tra i reati di cui alle due sentenze emesse dal tribunale di Viterbo, invece che sulla sola pena irrogata per il reato più grave.
“Il giudice dell’esecuzione, nell’applicare gli aumenti per i reati satellite, deve calcolare per ciascuno di essi un aumento tale per cui la loro somma risulti non inferiore ad un terzo rispetto alla pena irrogata per il reato più grave”, si legge nelle motivazioni per cui l’ordinanza è stata annullata con rinvio.
