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Clima estremo e infrastrutture digitali: la sfida e l’opportunità del calore nei data center

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Luigi Todaro

Luigi Todaro

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Negli ultimi anni, il cambiamento climatico ha smesso di essere solo un problema ambientale per diventare una minaccia concreta anche per le infrastrutture digitali globali. Le temperature estive sempre più estreme mettono sotto pressione non solo le città, ma anche le grandi “fabbriche di dati” del mondo: i data center.

Queste strutture sono il cuore pulsante del mondo digitale. Ospitano server che gestiscono miliardi di operazioni ogni secondo: email, transazioni bancarie, social network, servizi cloud ed e-commerce. Tuttavia, si tratta di sistemi elettronici estremamente sensibili al calore. La temperatura ottimale di funzionamento dei server si aggira tra i 18 °C e i 27 °C. Superare anche solo temporaneamente questa soglia può avere conseguenze critiche:

Ø Surriscaldamento hardware, con il rischio di rallentamenti o blocchi dei sistemi.

Ø Perdita di dati, in caso di crash dei server non adeguatamente protetti.

Ø Crescita dei costi operativi, dovuta all’aumento del lavoro dei sistemi di raffreddamento, con un conseguente impatto ambientale negativo.

Il surriscaldamento dei data center, dunque, non è soltanto un problema tecnico, ma una vera e propria minaccia per la continuità dei servizi digitali, la sicurezza delle informazioni e la fiducia nell’ecosistema digitale.

Le risposte possibili: tecnologia, resilienza e visione strategica . Per affrontare efficacemente questa sfida, è necessario adottare un approccio integrato basato su:

· Architetture resilienti dal punto di vista termico

· Tecnologie di raffreddamento all’avanguardia

· Sistemi intelligenti di monitoraggio e backup

· Pianificazione normativa e strategica anticipata

In un contesto climatico sempre più imprevedibile, garantire la resilienza termica dei data center non è più solo una questione di efficienza, ma un passo cruciale per tutelare l’infrastruttura digitale che sostiene economia, servizi e comunicazione globale.

Dal problema all’opportunità: recuperare il calore dei data center

I data center consumano enormi quantità di energia, oltre il 98% della quale viene dispersa sotto forma di calore. Tuttavia, questo calore può essere trasformato da scarto a risorsa preziosa, contribuendo a riscaldare edifici, quartieri o impianti industriali, con un impatto ambientale e sociale decisamente positivo.

Ecco alcuni esempi virtuosi in Europa:

– Meta ha costruito un data center a Odense, in Danimarca, basato su energia 100% rinnovabile e recupero del calore. L’obiettivo è fornire 100.000 MWh di energia termica l’anno a un sistema di teleriscaldamento locale che serve ospedali e abitazioni, sfruttando serpentine di rame per riscaldare l’acqua.

– Apple, sempre in Danimarca, sta ampliando il proprio centro dati a Viborg, progettato per inviare calore alla centrale elettrica locale tramite una rete di teleriscaldamento. L’intero impianto è alimentato da turbine eoliche, e l’energia in eccesso viene reimmessa nella rete.

– Amazon con i suoi  data center Tallaght, a Dublino, riutilizza il calore dei server per scaldare l’acqua, poi ulteriormente riscaldata tramite pompe di calore esterne. Questo sistema consente di risparmiare circa 1.400 tonnellate di CO₂ all’anno, fornendo energia termica a oltre 505.000 m² di edifici pubblici, 32.000 m² di uffici e 135 appartamenti.

– A Parigi, Equinix fornisce 6,6 MW termici alla piscina olimpica e a oltre 1.000 abitazioni, riducendo le emissioni di circa 1.800 tonnellate di CO₂ all’anno.

– In Italia, a Milano, è nata la prima partnership industriale per il recupero di calore da data center per il teleriscaldamento. Grazie ad A2A, in collaborazione con DBA Group e Retelit, l’energia generata da “Avalon 3” – il più recente data center iperconnesso e sostenibile – sarà immessa nella rete cittadina del Municipio 6. Il progetto consentirà di servire 1.250 famiglie in più ogni anno, con un risparmio di 1.300 TEP (tonnellate equivalenti di petrolio) e 3.300 tonnellate di CO₂, pari al contributo ambientale di 24.000 alberi.

Conclusione: un’opportunità concreta per la transizione digitale sostenibile

Il recupero del calore generato dai data center rappresenta un’occasione concreta per migliorare l’impatto ambientale e sociale dell’infrastruttura digitale. Attraverso tecnologie come il teleriscaldamento, il raffreddamento a liquido e lo stoccaggio stagionale dell’energia, è possibile trasformare uno scarto energetico in un asset strategico per la decarbonizzazione urbana.

Le sfide tecniche ed economiche non mancano, ma i benefici in termini di sostenibilità, efficienza e innovazione rendono questa strada non solo auspicabile, ma necessaria.

Luigi Todaro 
Titolare dello studio legale legal Web


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