Civita Castellana – (sil.co.) – Guerra tra bande in centro e duplice accoltellamento a Civita Castellana, rinviato a settembre a causa dell’assenza dei testimoni dell’accusa il processo per resistenza a pubblico ufficiale in programma ieri davanti al giudice Caterina Mastropasqua a uno dei quattro marocchini arrestati per il tentato omicidio del 16 marzo.
Civita Castellana – Controlli dei carabinieri
Sempre detenuto nel carcere di Civitavecchia l’imputato, un 28enne che era stato già arrestato due giorni precedenti il fatto di sangue nel blitz dei carabinieri del 14 marzo successivo all’escalation di violenza in pieno centro storico, tenuto sotto scacco da una apparente serie di regolamenti di conti tra spacciatori marocchini e tunisini per il controllo del territorio. Questi ultimi, pare, intenzionati, a liberarsi della “concorrenza”, cercando di fare proprie le piazze di spaccio cittadine, tradizionalmente “servite” da pusher marocchini.
Difeso dall’avvocato Luigi Mancini, il 28enne deve rispondere di resistenza a pubblico ufficiale perché, per sfuggire al controllo, si sarebbe scagliato contro i militari della locale stazione, colpendoli con calci e pugni. Fermato il 14 marzo scorso su una vettura in uscita dal centro città assieme a due connazionali, avrebbe cercato di sottrarsi con le maniere forti alla perquisizione veicolare e personale. Senza esito perché, poco prima delle 17, è finito in manette, arrestato in flagranza per resistenza a pubblico ufficiale.
Pochi giorni prima, la sera di lunedì 10 marzo, un ragazzo era stato ferito con un machete in piazza Duomo da un uomo sceso da una Bmw giunta a folle velocità che avrebbe abbattuto alcune fioriere.
Nel corso del blitz del 14 marzo in cui è stato arrestato il marocchino, sono stati sequestrati una pistola calibro 22 e un machete dalla lama lunga circa 34 centimetri. La pistola nascosta in un doppiofondo della cucina, oltre a due piccoli ordigni artigianali. A seguito del ritrovamento, due tunisini, di 31 e 50 anni, sono stati arrestati per detenzione illegale di arma da fuoco ed esplosivi.
Due giorni dopo, nel primo pomeriggio di domenica 16 marzo, quattro marocchini tra cui il 28enne e tre connazionali di 24, 31 e 37 anni avrebbero accoltellato, e per questo sono in carcere per tentato omicidio, due tunisini di 22 e 27 anni durante la violenta rissa scoppiata in via Giaretta, davanti all’ex cinema Flaminio, nel cuore del centro storico.
Un quinto marocchino, di 35 anni, è stato denunciato a piede libero per favoreggiamento, in quanto avrebbe tentato di nascondere sotto un mucchio di vestiti e coperte gettati alla rinfusa sul letto uno dei connazionali al momento del blitz delle forze dell’ordine di sabato 22 marzo, quando sono stati arrestati i primi tre presunti accoltellatori in concorso, mentre il quarto di 37 anni è stato catturato qualche giorno dopo a Torino. Nel corso delle perquisizioni effettuate durante il blitz nelle abitazioni in cui alloggiavano sono stati rinvenuti più di 7mila euro in contanti, un coltello con una lama di circa 15 centimetri e un passamontagna.
Il 22enne avrebbe riportato solo lesioni superficiali ed è stato subito dimesso, mentre il 27enne ha avuto la peggio ed è stato raggiunto da una serie di fendenti in tutto il corpo, in particolare ai polmoni e alle dita, forse colpite mentre tentava di difendersi. Trovato in una pozza di sangue, è stato portato d’urgenza prima all’ospedale Andosilla di Civita Castellana, dove è stato operato, e poi trasferito in condizioni critiche all’ospedale Santa Rosa di Viterbo dove è stato ricoverato in rianimazione in prognosi riservata.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
