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Genitori picchiati per soldi, il fratello: “Solo uno scontro fisico col babbo, ma era petulante”

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Polizia e carabinieri

Polizia e carabinieri

Viterbo – ( sil.co.) – Anche il fratello ha ridimensionato le accuse al 34enne viterbese, in carcere da giugno dell’anno scorso, a processo davanti al collegio per maltrattamenti e estorsione ai danni dei genitori, che avrebbe picchiato per soldi, sottraendo loro con le cattive circa 15mila euro in dieci anni. 

È  uno dei due processi in cui è imputato il “pescatore”, ovvero il giovane che ha fratturato un polso alla ex 23enne sul lungolago di Grotte di Castro per avere perso una carpa durante una battuta in notturna, il 13 maggio dell’anno scorso, da cui è scaturito un altro procedimento, tuttora in corso.

“Mio fratello e papà litigavano in continuazione, ma l’unico scontro fisico è quello del 24 aprile 2024. Non ricordo minacce di morte da parte di mio fratello, ma solo continue richieste di denaro ai miei, con petulanza, anche spaccando oggetti in casa, finché non cedevano”.

“Chiedeva soldi ogni settimana mentre loro gli dicevano di andare a lavorare, perché non riusciva a tenersi mai un impiego a lungo. Chiedeva 20-50 euro, fino a un massimo di 300 euro. Per le sigarette, per la macchina, per comprarsi un amo da pesca nuovo. Poi ha portato a convivere la ex a casa dei miei, che non erano contenti perché lui non aveva soldi per mantenerla”, ha spiegato.

La situazione tra padre e figlio sarebbe degenerata, a fine aprile dell’anno scorso, proprio in seguito all’ennesimo litigio della coppia. Il padre si sarebbe intromesso per dire figlio “basta”, ne sarebbe scaturito uno scontro fisico e il padre avrebbe riportato una ferita sanguinante a un labbro per cui è finito in ospedale.

Proprio alla contrastata convivenza con la giovane, da cui è scaturito l’altro processo, i genitori hanno imputato il precipitare della situazione. E alle difficoltà del figlio, da pochi giorni  difeso per questo filone dall’avvocato Domenico Gorziglia, di trovarsi un lavoro stabile col solo diploma di terza media.

Fatto sta che tra la fine di aprile e l’inizio di maggio dell’anno scorso il padre ha querelato il figlio ben quattro volte, chiedendo aiuto sia alla polizia che ai carabinieri.

A luglio la sentenza. Prima della scadenza della misura di custodia cautelare in carcere, prevista a settembre. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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