“È un momento bello questo per la città di Viterbo – ha scritto Frontini sui social –. Non soltanto perché è l’apertura di una nuova attività, simbolica, nel cuore commerciale della città, nuovi posti di lavoro, nuova luce negli spazi urbani. Ma perché è la cesura definitiva con una narrativa soffocante che deprime la città, quella che vuole un centro storico morto. Quale imprenditore, del calibro di Eleonora Bonucci, investirebbe in un luogo morto, in cui non vede prospettive?”.
La sindaca ha anche risposto in modo diretto a chi aveva criticato i tempi dell’apertura. “È anche una dimostrazione di serietà, per tanti: perché squarciamo il velo dell’ipocrisia una volta per tutte. Quante chiacchiere da corridoio abbiamo sentito in questi mesi su questo investimento? E lo so, perché alcune le ho sentite con le mie orecchie. C’era chi diceva che c’era una strategia commerciale, dietro questa attesa di apertura, magari volta a deprimere il vicinato per acquistare ulteriori spazi a miglior prezzo. Oppure che il comune ostacolava questa iniziativa commerciale”.
“Niente di tutto questo – prosegue –. C’era solo la voglia di fare un investimento azzeccato, pianificato nei dettagli, con cura: il tempo che ci vuole ci vuole, purché funzioni. E quando si investe si soffre un po’, da soli, insieme: ci sono dubbi, e c’è quel tempo che sembra non finire mai ma che serve per costruire”.

Chiara Frontini e il marito Fabio Cavini
Secondo Frontini, l’inaugurazione assume un valore simbolico anche più ampio: “È una metafora di una città che ce la fa e rappresenta quella maggioranza silenziosa fatta dai viterbesi operosi, coraggiosi, ma anche di una città che ha fiducia, che punta verso lo sviluppo, la bellezza e il futuro”.
Il messaggio si conclude con un augurio rivolto direttamente alla titolare e al suo staff: “In bocca al lupo a Schenardino, e appena sarà, a Schenardi e ad ogni altro investimento sulla qualità, sulle persone, sull’identità e sulla storia che arriverà nel cuore della città. In bocca al lupo a Eleonora e al suo staff, grazie di crederci”.