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Viterbo – (sil.co.) – Nato e carcerato in Italia ma non italiano, sarà estradato in Germania, dove deve scontare una condanna per furto aggravato. Si tratta di un 43enne originario del Montenegro, ma nato in Italia da genitori apolidi, nel 1982 a San Giovanni Rotondo.
Per dimostrare di essere italiano e di vivere nel nostro paese, oltre a produrre il certificato di nascita, ha fatto sapere di essere stato detenuto a Napoli e poi per oltre un anno nel carcere Nicandro Izzo di Viterbo. Ma non è bastato.
Sarà estradato in Germania. Lo ha deciso la cassazione cui il 43enne si è rivolto dopo essere stato raggiunto da un mandato d’arresto europeo confermato lo scorso 6 luglio dalla corte d’appello di Roma, disponendone la consegna alle autorità giudiziarie tedesche, come chiesto dal tribunale distrettuale di Oldenburg, in esecuzione del mandato del 27 novembre 2023 per il reato di furto aggravato, commesso nella città della Bassa Sassonia il 15 giugno 2023, punito con una pena fino a 10 anni di reclusione.
Per la difesa, la corte d’appello avrebbe violato la legge dal momento che il 43enne è nato in Italia (come dimostrato dal certificato di nascita) da genitori apolidi, sicché sarebbe cittadino italiano ex art. 5 legge 5 febbraio 1992 n. 1991 e nel rispetto dei principi posti dalla Convezione sui diritti del fanciullo del 1989 ratificata dall’Italia.
L’uomo, inoltre, sempre secondo la difesa, avrebbe risieduto in Italia nei cinque anni precedenti l’arresto, come dimostrato anche dal fatto che è stato sottoposto a custodia cautelare nel carcere di Napoli dal 23 novembre 2016 al 22 marzo 2017 e successivamente nel carcere di Viterbo dal 5 aprile 2024 al 5 giugno 2025 per l’esecuzione di una condanna.
Ma per la suprema corte il ricorso è manifestamente infondato, avendo lo stesso 43enne affermato di essere cittadino montenegrino e italiano e dichiarato di vivere abitualmente in Francia con la moglie e con la figlia: “Un importante elemento di valutazione, fornito dallo stesso ricorrente, che contrasta con la condizione di residenza in via continuativa da almeno cinque anni sul territorio italiano”.
Inoltre la corte di appello “ha rimarcato che il ricorrente non risulta iscritto all’anagrafe italiana, non è inserito nel sistema fiscale e dal sistema informativo Cives non risulta che gli abbia presentato istanza di naturalizzazione, sicché deve escludersi che sia cittadino italiano”.
