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“Te ne damo altre due de mazzate”, esecutore e mandante traditi dalle intercettazioni

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Roma - La caserma dei carabinieri di San Lorenzo in Lucina

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Agguato a Rapisarda - Sequestrati a Moretti decine di migliaia di euro

Agguato a Rapisarda – Sequestrati a Moretti decine di migliaia di euro

Vetralla – (sil.co.) – “Te ne damo altre due de mazzate”. Traditi dalle intercettazioni i due arrestati per l’agguato a Federico Vittorio Rapisarda. 

Mesi di indagini sono sfociate nell’arresto prima dell’esecutore e poi del presunto mandante della feroce aggressione al manager. 

Entrambi residenti a Vetralla, il 7 marzo è finito in manette il 55enne d’origine siciliana Giancarlo Santagati, recluso da quattro mesi al Nicandro Izzo di Viterbo, mentre ieri è toccato al 63enne Daniele Moretti già indagato a piede libero.

Sono accusati di rapina aggevata e di tentato omicidio premeditato in concorso ai danni del dirigente del Mit 68enne, colpito con una ventina di bastonate nell’atrio della sua casa romana vicino piazza di Spagna lo scorso 4 ottobre e rimasto ricoverato in ospedale per due mesi.

“Quattro colpi alla testa diretti a uccidere”, secondo la perizia medico legale. Il movente sarebbe un dimensionamento lavorativo di Moretti, anche lui dipendente del Mit, funzionario tecnico ed ex componente della segreteria del provveditore delle opere pubbliche per Lazio, Abruzzo e Sardegna. Da ieri è detenuto nel carcere romano di Regina Coeli.

Tra le ragioni che hanno permesso di ricostruire l’accaduto, la circostanza per cui il giorno dell’agguato i cellulari di Moretti e Santagati risultavano in contatto.

Moretti è stato colpito da una ordinanza cautelare emessa dal giudice anche per ricettazione perché, nel corso di una perquisizione eseguita durante le indagini, è stato trovato in possesso di circa 80mila euro in contanti. Da considerarsi di provenienza illecita, per gli inquirenti, “in quanto suddivisi in banconote di piccolo taglio chiuse da elastici, custoditi nel bagagliaio della sua auto sportiva e detenuti in assenza di una plausibile giustificazione, perché sproporzionati rispetto ai redditi percepiti”. 

Anche nel corso della perquisizione effettuata ieri mattina, sono stati trovati, nascosti nell’abitazione e nell’auto, altri 46mila euro in contanti, di cui 9mila euro presumibilmente falsi, sui quali sono in corso accertamenti per chiarirne la provenienza.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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