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Non voleva uccidere il cognato, Ene resta in carcere ma con l’accusa di omicidio preterintenzionale

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Omicidio di Fabrica di Roma – La vittima Valentin Ionut Crisan

Omicidio di Fabrica di Roma – La vittima Valentin Ionut Crisan

Omicidio di Fabrica di Roma – Il luogo dove è stata trovata morta la vittima - L'intervento dei carabinieri

Omicidio di Fabrica di Roma – Il luogo dove è stata trovata morta la vittima – L’intervento dei carabinieri

Fabrica di Roma – (sil.co.) – Non voleva uccidere. Per ora resta in carcere, ma il reato è stato riqualificato da omicidio volontario a omicidio preterintenzionale.

A deciderlo il gip Fiorella Scarpato che dopo l’interrogatorio di garanzia di martedì ha confermato ieri la misura di custodia cautelare in carcere per  Dumitriel Daniel Ene, il trentenne che avrebbe ucciso il cognato massacrandolo di pugni e colpendolo alla testa con una bottiglia di vetro.

Ma la morte, secondo il giudice per le indagini preliminari, sarebbe stata causata da un’azione diretta a procurare percosse o lesioni, senza l’intenzione di uccidere, come conseguenza di un’azione violenta, ma non come obiettivo voluto dall’autore.

Vittima un operaio ceramico di Fabrica di Roma, Valentin Ionut Crisan, morto la notte tra sabato 26 e domenica 27 luglio dopo essersi accasciato in auto, mentre la madre e la sorella lo stavano portando al pronto soccorso dell’Andosilla. 

Ene sarebbe stato completamente ubriaco quando ha aggredito il cognato, dopo una serata trascorsa assieme a familiari e amici per il compleanno della figlia maggiore della compagna, da cui ha avuto un bambino nato lo scorso mese di novembre.

Già durante la festa sembra ci fossero stati dei dissapori, in seguito ai quali la vittima sarebbe rimasta nell’abitazione per difendere e proteggere la sorella che, pur avendolo nel frattempo perdonato, l’anno scorso aveva denunciato per maltrattamenti Ene, finito a processo anche per stalking e tuttora sottoposto al divieto di avvicinamento alla parte offesa.

Una misura non rispettata di comune accordo dalla coppia, il cui riavvicinamento non avrebbe convinto i familiari della donna, operatrice socio sanitaria presso una casa di riposo e mamma di due figli, mentre il compagno avrebbe lavorato saltuariamente come muratore con il fratello e avrebbe avuto il vizio dell’alcol e del gioco d’azzardo.

Il difensore Marco Borrani, dopo il no del gip agli arresti domiciliari, è pronto a ricorrere al tribunale del riesame. “Anche alla luce della nuova contestazione di omicidio preterintenzionale e non più di omicidio volontario, come era giusto che fosse, perché tra loro c’è stata una lite, una colluttazione reciproca, il mio assistito è distrutto per quello che è successo”, spiega il legale. Sono invece assistiti dall’avvocato Walter Pella i familiari della vittima, mentre titolare del fascicolo aperto dalla procura è la pm Paola Conti, che coordina le indagini dei carabinieri della compagnia di Civita Castellana, cui si è immediatamente consegnato Ene. 

Secondo i primi accertamenti, sarebbe invece stata un’emorragia interna a uccidere Crisan, anche se bisognerà aspettare il deposito della relazione del medico legale Benedetta Baldari, che martedì ha eseguito l’autopsia, per sapere se c’è un nesso causale tra le botte ricevute e la morte.

Anche Ene, nel frattempo, è stato visitato dalla stessa consulente  Baldari, su incarico della pm Conti, dal momento che anche lui ha riportato delle ferite, per cui si è reso necessario appurare se da offesa o da difesa. 

Il corpo di Crisan, che lascia una compagna e una bimba di appena 5 anni, è stato nel frattempo restituito alla famiglia e oggi alle 16 presso il duomo di Fabrica di Roma, si terranno i funerali. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”

 


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