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Picchia la ex per un pesce, poi la minaccia davanti a carabinieri: “Tu sei mia, non vai da nessuna parte”

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Giovanni Labate

Il difensore Giovanni Labate

Stefano Billi

L’avvocato di parte civile Stefano Billi

Viterbo – Seduta un macchina con il sangue che le cola dal naso, graffi ovunque e un polso evidentemente rotto, dopo avere chiamato lei stessa i carabinieri, al loro arrivo guarda il fidanzato intento a pescare in riva al lago e dice loro: “Sono caduta”.

Erano le sei e mezzo del mattino del 13 maggio 2024 e questa è la scena che si è presentata ai carabinieri giunti in soccorso della 25enne viterbese picchiata per un pesce perso dal 33enne del capoluogo, salito agli onori delle cronache come “il pescatore”, in carcere dal 20 giugno 2024 con l’accusa di maltrattamenti e lesioni alla ex e ai suoi familiari.

“Poco dopo è crollata, scoppiando a piangere e ammettendo di essere stata vittima di un’aggressione per un pesce scappato, quindi abbiamo chiamato l’ambulanza, mentre il ragazzo  le urlava ‘tu non vai da nessuna parte, sei mia’, scagliandosi contro di noi, minacciandoci con frasi tipo ‘sono un pregiudicato, sono cresciuto a Tor Bella Monaca. All’arrivo del 118, voleva salire sull’ambulanza per fare scendere la ragazza, urlando ‘lei da qui non si muove, è di mia proprietà’, per cui siamo stati costretti a portarlo in caserma”.

Lo show sarebbe quindi proseguito presso la stazione dei carabinieri di Grotte di Castro, dove il 33enne ha chiesto di potersi allontanare per chiamare il suo avvocato: “Invece ci siamo accorti che stava chiamando la parte offesa, dopo averlo sentito che al telefono le intimava con tono minaccioso ‘non devi denunciarmi'”, ha concluso uno dei militari intervenuti, sentito come testimone assieme ad altri carabinieri, poliziotti e a un finanziere, venuti e riferire al giudice Jacopo Rocchi sulle indagini e le molteplici aggressioni messe in atto dal 33enne nei giorni successivi.

Risale proprio al giorno dopo, il 14 maggio dell’anno scorso, l’accensione del famoso fuoco in giardino con cui avrebbe voluto ridurre in cenere abiti ed effetti personali dell’ormai ex convivente, una volta saputo che il padre della 25enne si stava recando nell’abitazione per riprenderseli. Si è poi parlato della lite con l’ex suocero nel parcheggio di un supermercato sulla Teverina e della macchina dello stesso presa a sassate la notte successiva sotto gli occhi della videosorveglianza mentre il poveretto era al pronto soccorso del Santa Rosa a medicarsi le ferite. È emersa infine la novità di alcuni vocali piene di offese al fratello all’epoca minorenne della ex, che appella come “sfigato” e con altri epiteti  per averlo bloccato. 

Insomma, tanta carne al fuoco, mentre c’è l’esigenza, sottolineata dal giudice, di fare presto ad arrivare a una sentenza di primo grado, perché a settembre scadrà la misura di custodia cautelare in carcere. Il giorno giusto potrebbe essere il prossimo 16 luglio, quando l’imputato, prima della discussione, potrà se vorrà anche farsi interrogare o rilasciare spontanee dichiarazioni.

La ex  e i suoi familiari sono parte civile con l’avvocato Stefano Billi, mentre il 33enne è difeso in questo procedimento dall’avvocato Giovanni Labate. Ce n’è poi un altro, Il processo davanti al collegio per estorsione e maltrattamenti in famiglia ai danni dei genitori.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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