Viterbo – “L’ingresso di privati unica possibilità per portare avanti il servizio idrico, altrimenti impossibile con la zavorra degli ingenti costi di potabilizzazione e per l’energia”. Salvatore Genova apre le sue comunicazioni ai soci Talete in assemblea, ricordando la gara per la cessione del 40% di quote. Unica via per mantenere a galla la società idrica.
Viterbo – Assemblea dei soci Talete – Frontini e Genova
“Pulire” l’acqua che arriva nei rubinetti da arsenico e metalli ha un costo esorbitante secondo i conti dell’amministratore unico. “Finora – spiega Genova – hanno impedito di portare avanti altre attività. Si tratta di 18 milioni, un terzo del bilancio Talete. Cifra che metterebbe chiunque in ginocchio, sommata, ai costi per l’energia. Una zavorra pesante.
Serve un sostegno per portare avanti il servizio in una provincia complessa, per la presenza d’arsenico e metalli pesanti”. Interlocuzioni sono in piedi, anche a livello di governo, ma è complicato.
Strade alternative ai soci esterni non ce ne sono state in questi due anni e mezzo in cui la procedura, seppure fra incertezze, è maturata.
Viterbo – Alessandro Romoli all’assemblea dei soci Talete
“Ho letto prese di posizione – ricorda il presidente della provincia Alessandro Romoli – che sono state le più disparate, ma i sindaci che hanno approvato all’unanimità la scelta non sono irresponsabili.
In questi anni, di fronte a tanti problemi non è arrivata una proposta seria e credibile, alternativa a questo percorso, nell’interesse generale dell’acqua pubblica”.
In mancanza della gara per aprire ai privati, si affonda. “Probabilmente sarebbe arrivato il fallimento – continua Romoli – che avrebbe avuto come conseguenza il conferimento immediato e totale ai privati. Invece, chi rileverà le quote dovrà versare circa venti milioni alla società e grazie a un patto parasociale, il 60% di Talete rimarrà in mano dei comuni, quindi rimarrà pubblica”.
Nel frattempo Talete sta gestendo finanziamenti importanti derivanti dal Pnrr e mancano quattro comuni, Castiglione in Teverina, Proceno, Ischia e poi c’è Vasanello. Tranne l’ultimo, per gli altri già a fine mese dovrebbe esserci il passaggio.
Gli interventi finanziati, invece, interessano i 31 centri che già erano in Talete, quando sono stati presentati e riguardano la digitalizzazione della rete, misuratori da installare, sistemi che garantiscano la ricerca veloce d’eventuali guasti, contatori intelligenti e tratti della rete da rifare.
Con fondi Pnrr, ma di derivazione regionale, sono stati finanziati i depuratori di Orte, Viterbo e l’impianto circumlacuale ex Cobalb a Bolsena.
Mentre si progetta, c’è il lavoro quotidiano, che in estate vuol dire anche crisi idrica in diversi comuni della Tuscia.
“Fra le situazioni più gravi – ricorda Genova – c’è Capranica, dove stiamo portando avanti un’attività in modo da stabilizzare l’afflusso. Un pozzo non tirava più acqua”. Con i pozzi si prova a garantire il livello dei serbatoi.
“A Fabrica di Roma il problema deriva anche dal critico sottodimensionamento di alcuni impianti di potabilizzazione. Anche portando più acqua, non si riuscirebbe a gestire il maggior afflusso”.
A Faleria stessa situazione, ma l’elenco di centri in cui in qualche modo la carenza d’acqua si fa sentire è lungo.
Intanto Talete sta procedendo nel programma di nuove assunzioni, ricorrendo meno al personale interinale e puntando a fare in proprio attività finora affidate a società esterne.
Fra queste, il servizio potabilizzazione, con 21 unità, per ‘attività finora ad appannaggio di Suez. Un avvicendamento è già iniziato, consentendo da novembre a Talete, come assicura Genova, un notevole risparmio sui costi.
Un’assemblea dei soci che poi è proseguita con i punti all’ordine del giorno, ai quali, come di consueto, la stampa non è ammessa. Lo strappo alla regola odierno ha riguardato solo le comunicazioni dell’amministratore unico. Il bicchiere mezzo pieno, o mezzo vuoto. Dipende.
Giuseppe Ferlicca


