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Viterbo – (sil.co.) – Mafia turca, oltre al viterbese Giorgio Meschini condannato a quattro anni e difeso dall’avvocato viterbese Remigio Sicilia, venerdì scorso 4 luglio sono stati giudicati con l’abbreviato anche tre turchi difesi da un altro avvocato viterbese, Samuele De Santis, pure loro tra gli arrestati nel “blitz di Bagnaia” del 22 maggio 2024, che avrebbe smantellato la cellula italiana del boss di etnia curda Baris Boyun, le cui attività illecite, tra cui spaccio e traffico di armi, secondo la Dda di Milano avrebbero dovuto finanziare il terrorismo internazionale.
Sono stato condannati a un anno e quattro mesi, cinque anni e quattro mesi e cinque anni e otto mesi di reclusione. Tra i diciannove indagati che hanno scelto un rito alternativo, De Santis assiste inoltre l’unico che lo scorso 25 marzo ha ottenuto di patteggiare una condanna a 4 anni e 7 mesi di reclusione: un albanese di 27 anni, arrestato in flagranza di reato assieme a un turco di 23 anni, sempre il 22 maggio 2024, presso un’area di servizio sulla Cassia a Sutri mentre viaggiavano su una Jeep Compass con targa svizzera, con armi, munizioni e 24,5 grammi di cocaina pronta per lo spaccio.
Il 23enne arrestato a Sutri con l’albanese è stato invece condannato venerdì a cinque anni e quattro mesi con l’abbreviato, mentre altri due turchi difesi dal legale viterbese sono stati condannati a 5 anni e otto mesi di reclusione e a un anno e quattro mesi di reclusione, sempre con lo sconto di un terzo della pena del rito alternativo.
“Vi è una vivissima soddisfazione in merito all’esito dell’udienza di fronte al gup Santoro di Milano – commenta l’avvocato De Santis – in quanto le pene irrogate sono al di sotto della metà di quelle richieste, ed inoltre proprio come avanzato dalle difese l’ipotizzata banda ai fini terroristici, non è esistente in quanto per l’aggravante della banda armata tutti gli imputati sono andati assolti perché il fatto non sussiste e soprattutto è stata non riconosciuta l’aggravante ai fini terroristici e l’aggravante della transnazionalità”.
“Queste soluzioni riducono i reati a reati comuni – sottolinea De Santis – che nulla hanno a che fare con tutta l’impostazione dell’indagine basata sull’individuazione di una banda armata ai fini terroristici per sovvertire l’ordine costituito. Va riferito come gli indagati sono ristretti in misura cautelare da oltre un anno in alta sicurezza, e a fronte della depositata sentenza, che prevede anche in caso di non intervenuto appello un ulteriore sconto di 1/6 della pena, a stretto giro dovranno essere mandati a casa a scontare al più agli arresti domiciliari”.
Video: Arresto di Baris Boyun – video della polizia – L’operazione antimafia Turca
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
