|
|
Civitavecchia – (sil.co.) – È ripreso martedì al tribunale di Civitavecchia il processo per la morte di Alberto Motta, il portuale 29enne originario di Tarquinia vittima di un drammatico infortunio sul lavoro, la mattina del 10 febbraio 2023 alla banchina 25 dello scalo marittimo nel ribaltamento del muletto sul quale stava lavorando.
Il procedimento si è aperto il 19 gennaio 2024, quando la madre e il compagno, che ha fatto da padre a Alberto, si sono costituiti parte civile, con gli avvocati Franco Moretti e Luca Vettori, chiedendo la citazione come responsabili civili della società per cui il figlio lavorava, della compagnia portuale, della ditta addetta alla movimentazione e dell’assicurazione.
Quattro gli imputati di omicidio colposo e violazioni in materia di sicurezza sul lavoro individuati in seguito alle indagini coordinate dal pubblico ministero Martina Frattin. Sono Agostino Morlino (amministratore della Rtc spa), Stefano Biondi (datore di lavoro delegato e responsabile del servizio di prevenzione e protezione della Rtc spa), Antonio Di Gravio (preposto alla sicurezza della Rtc spa) e Gianmarco La Rosa (dipendente della società Compagnia Portuale Civitavecchia).
Si sono costituiti tre responsabili civili su quattro, ovvero Rtc spa, Manuport movimentazione (la società proprietaria della ralla portuale che ha travolto Motta) e Unipol Sai. Tutti ad eccezione della Compagnia Portuale Civitavecchia, che può comunque farlo in ogni stato e grado del processo.
Martedì è stato sentito il consulente tecnico della società proprietaria della ralla portuale che ha travolto Motta, dopo gli ultimi tre testimoni delle difese.
Per i familiari era presente l’avvocato Simonetta Fulco. Al termine dell’udienza, il giudice ha rinviato il processo a dopo la pausa estiva, il 16 settembre, per sentire l’ultimo consulente tecnico e l’esame di due imputati, spiegando di voler giungere entro la fine dell’anno a una sentenza di primo grado. Per cui si proseguirà presumibilmente a ottobre con la discussione del pm e delle parti civili, per poi procedere con le difese.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

