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Orte – (sil.co.) – Truffa aggravata ai danni di un gruppo radiotelevisivo viterbese, è ripreso ieri davanti al giudice Roberto Cappelli il processo in cui è imputato un ex collaboratore 51enne dell’associazione culturale Tele Radio Orte.
Secondo l’accusa, si sarebbe appropriato “con artifizi e raggiri” di oltre 130mila euro dovuti in realtà al titolare, in massima parte fondi pubblici, consistenti in contributi e rimborsi da parte del ministero dello sviluppo economico e della Regione Lazio.
In aula ha testimoniato un legale, tra i massimi esperti a livello nazionale di diritto amministrativo, che prese parte, in quanto amico del presidente, alla riunione dei soci dell’associazione culturale facente capo alla parte offesa in cui l’imputato “ha confessato subito” di essersi fatto accreditare ventimila euro di finanziamento pubblico – che risultava erogato, ma non finito nelle casse del gruppo – su un conto corrente a lui riconducibile. In seguito sarebbero emerse altre somme “indebitamente distratte” per decine di migliaia di euro.
Al termine della testimonianza fiume dell’avvocato, l’imputato ha rilasciato spontanee dichiarazioni. Il processo, chiesto il 21 novembre 2019 dal pm Stefano D’Arma, è entrato nel vivo il 26 novembre 2021, quando fu sentita la parte offesa, ovvero il presidente del gruppo Ottavio Nicoletti, parte civile con l’avvocato Giuseppe Picchiarelli. Diverse le presunte truffe ai danni dell’azienda contestate all’imputato, difeso dall’avvocato Valerio Panichelli, che sarebbe riuscito a farsi bonificare sul conto di un’azienda a lui riconducibile contributi ministeriali pari a 27.728,68 euro per l’anno 2016 nonché circa 100mila euro dalla Regione Lazio per rimborsi mag (messaggi autogestiti gratuiti) relativi a quattro anni a partire dal 2013 nonché oltre 1200 euro per prestazioni rese da Radio Orte a una società lombarda del settore radio televisivo.
“Mancavano all’appello somme consistenti, finanziamenti pubblici per cui potevano esserci di guai, un fatto gravissimo sia dal punto di vista morale che penale, anche se i contorni della vicenda in quel momento non erano chiari, per cui a quel punto bisognava capire cosa fare. E siccome l’imputato diceva di non poter restituire la somma per intero perché in parte l’aveva usata per comprare apparecchiature, gli consigliai di trovare delle pezze d’appoggio. Se avesse restituito le somme dirottate forse sarebbe finita lì”, ha spiegato il legale, cui la difesa ha fatto domande su tre registrazioni estrapolate dalla registrazione di tutta la riunione.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
