Viterbo – (c.g.) – Lucio Matteucci: “L’accusa deve essere tentata strage. Altrimenti inizio a girare armato anche io”.
Parole, giudicate da molti pericolose e irresponsabili, che evocano odio e giustizia privata. Parole che hanno sconcertato sui social, dopo l’arresto di un 29enne dominicano che ha terrorizzato il centro storico di Viterbo. Parole che hanno anche visto l’approvazione, preoccupante, di altri cittadini.
Viterbo – Le prove per il Carnevale viterbese – Lucio Matteucci
Un commento carico di rabbia, di toni violenti e con un cenno di bestemmia, che non può non suscitare sdegno e preoccupazione, quello pubblicato da Lucio Matteucci sotto il post ufficiale sulla pagina Facebook della questura di Viterbo, relativo all’arresto, avvenuto nella tarda serata di venerdì, di un cittadino “dominicano di 29 anni, regolare in Italia e con numerosi precedenti”. L’uomo con la sua Alfa Romeo aveva seminato il panico andando a tutta velocità da San Martino a piazza del Comune. Rischiando di investire persone e andando a sbattere contro una colonna all’ospedale Santa Rosa e contro il peperino di porta Romana. Una azione gravissima che ha terrorizzata mezza città.
Viterbo – Auto impazzita semina il terrore nel centro storico e viene bloccata a piazza del Comune
Secondo quanto scritto dalla questura, l’uomo è accusato di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato e guida sotto l’effetto di alcol e droga. Le volanti dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico lo hanno intercettato in piazza del Plebiscito mentre sbandava nel centro storico. All’arrivo degli agenti ha reagito con violenza, colpendo i poliziotti e danneggiando il loro mezzo. Bloccato a fatica, è stato portato all’ospedale Santa Rosa, sedato e trovato positivo sia all’alcol sia agli stupefacenti. Tutto riportato nel post della pagine Facebook ufficiale della questura.

Viterbo – Auto impazzita semina il terrore nel centro storico e viene bloccata a piazza del Comune – Il post di Lucio Matteucci
Ma a far esplodere la polemica è stato il post di Matteucci, che non solo contesta la ricostruzione ufficiale ma arriva a evocare scenari di giustizia privata armata: “Ma quali danneggiamenti e resistenza!!! Ma siete seri oppure ve lo dicono i giudici quello che dovete dire? Cazzo!!! Quello ha puntato sui ragazzi che erano seduti al BAR e stava per fare una strage!!! Altro che resistenza e danneggiamenti…
QUESTO VA ACCUSATO DI TENTATA STRAGE altrimenti siete complici anche voi!!! Questo quando esce fa di nuovo quello che ha fatto!!! Aspettiamo che ci scappa il morto? Ha tentato di investire altre persone prima di arrivare a piazza del Comune… SI CHIAMA TENTATA STRAGE!!! E poi gli si è fiondato contro un poliziotto in borghese (eroe) e dopo che era tenuto fermo da oltre 10 minuti è arrivata la volante!!! L’accusa deve essere TENTATA STRAGE perché quello stava facendo!!! E poi fuori subito dall’Italia!!! Altrimenti inizio a girare armato anche io e dopo è far west ricordatevelo… che quando a noi onesti ci incazziamo diventiamo peggio dei delinquenti.. mo basta con sta feccia pluripregiudicata che ancora gira!!! I Giudici che caz… stanno a fa? porco d…..!!!”.
Parole che, per molti cittadini, travalicano la critica e finiscono per legittimare pericolosamente la violenza privata, travestita da giustizia. Come dire un cittadino che da solo stabilisce il reato e commina la pena. Parole di una gravità assoluta. Parole per altri del tutto, assurdamente, condivisibili. Parole che non possono non suscitare al contrario l’apprezzamento dell’azione della polizia che si è mossa rapidamente, scongiurando il peggio, e rispettando le regole imposte dalla legge e dalla costituzione. Come accade e deve accadere in uno stato di diritto.
Viterbo – Auto impazzita semina il terrore nel centro storico e viene bloccata a piazza del Comune – Il post della questura
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


