Viterbo – No al riordino delle aree naturali protette. I comuni interessati si esprimono contro la proposta di legge regionale.
Con varie sfumature, ma stamani il consiglio provinciale ha dato via libera al presidente Alessandro Romoli, a rappresentare le istanze del territorio.
Alessandro Romoli
Approvata all’unanimità la mozione presentata. Seppure dopo una pausa di 10 minuti, un’ora e 10 effettiva, in cui sono state ricomposte alcune diversità di vedute col gruppo Tuscia Tricolore, che aveva presentato un emendamento, poi confluito seppure parzialmente proprio all’interno del documento.
A motivare le ragioni del no, ci sono anche i cinque sindaci dei comuni in cui ricadono i parchi, Terrosi (Acquapendente), Amori (Sutri), Ciucci (Farnese), Di Giovanni (Calcata) e per Barbarano Romano fa le veci Romoli.
È il consigliere Ermanno Nicolai a fare la sintesi della mozione che contiene altrettanti documenti da ciascun consiglio comunale interessato: “Sono evidenziate criticità – spiega Nicolai – in modo dettagliato. I comuni preferiscono proseguire con la gestione precedente, bypassando il riordino, visto che finora la gestione delle aree è stata più che buona.
Le amministrazioni hanno le competenze, semmai mancano le risorse. Se durante le audizioni in regione fossero state ascoltate le loro istanze, probabilmente questa legge avrebbe avuto un percorso più snello e condiviso”.
Intento comune, con qualche diversificazione, tra comune e comune. A Sutri, ad esempio, il sindaco Matteo Amori ricorda come la via alternativa al riordino è quella del declassamento del parco, essendo di appena sette ettari, a monumento naturale. La gestione rimarrebbe così al comune.
Ad Acquapendente, invece, c’è il progetto di riordino per Monte Rufeno, per farlo diventare parco interregionale.
Ma in generale, la volontà della legge, che ingloba realtà fra loro diverse non piace. Si mettono insieme ecosistemi che nulla o ben poco hanno a che fare.
“Non si tratta di difendere il proprio campanile – spiega il presidente Romoli – ma di arrivare a un provvedimento che salvaguardi il territorio, che ha già dato sotto tanti aspetti. Senza contare che diversamente da quanto la legge prevede, ovvero l’invarianza di costi, le spese aumenteranno eccome”.
A proposito di soldi, Romoli si aspetta che la norma regionale, semmai, preveda fondi per riserve gestite direttamente dalla provincia, a cominciare dall’Arcionello. “Con 10mila euro si fa ben poco”.
Giuseppe Ferlicca
