Latera – Maltrattamenti pluriaggravati in concorso e perfino violenza sessuale ai danni di un’anziana ospite, sono tornati tutti liberi in tempo per ferragosto gli operatori socio-sanitari della casa di riposo Villa Daniela di Latera. Sono state revocate ieri le misure cautelari che erano ancora in corso a carico di cinque dei sei operatori sociosanitari, tre dei quali sospesi dalla professione e tre arrestati lo scorso 21 gennaio. L’inchiesta si è chiusa con la richiesta di giudizio immediato, ma gli imputati non saranno sottoposti a pubblico processo.
Latera – Casa di riposo degli orrori – Un’immagine delle violenze tratta dai video girati a Villa Daniela
Sono stati dunque rimessi in libertà, dopo quasi sette mesi di custodia cautelare, i tre oss ancora agli arresti domiciliari, ovvero il 24enne Carmine Battiloro di Pitigliano, la 32enne romena Marilena Clasar residente a Marta e il 36enne Mirko Tosi di Tuscania. Sono inoltre venute meno anche le misure interdittive della sospensione per un anno dalla professione a carico di un oss 59enne di Ischia di Castro e di una collega 31enne di Grotte di Castro, mentre si era già esaurita la sospensione di sei mesi a carico di un 49enne di Onano.
Ventuno le parti offese, 4 uomini e 17 donne, sette dei quali nel frattempo deceduti, tra cui l’85enne toscana che sarebbe stata violentata e anziani imbottiti di sonniferi lasciati senza cibo e legati al letto sotto gli occhi delle telecamere piazzate di nascosto nella struttura dai carabinieri travestiti da operai. Le indagini sono partite dalla denuncia di tre operatrici nella primavera del 2024 e sono andate avanti per tutta l’estate. A gennaio sono scattate le misure.
L’istanza delle difese è stata accolta dal gip di turno, il dottor Jacopo Rocchi, in seguito alla chiusura dell’inchiesta col decreto di giudizio immediato, su richiesta del pm Flavio Serracchiani, e alla conseguente richiesta di procedere con riti alternativi da parte degli imputati, la cui vicenda giudiziaria, salvo sorprese, si concluderà dunque con un processo a porte chiuse e lo sconto di un terzo della pena.
Latera – Il servizio delle Iene
“L’avvenuto allontanamento dal luogo in cui si sarebbero verificati i fatti e il tempo trascorso dall’esecuzione delle misure cautelari, costituiscono indici in base ai quali ritenere che le esigenze cautelari siano venute meno, con conseguente revoca delle misure cautelari in esecuzione”, viene sottolineato nell’ordinanza del giudice per le indagini preliminari.
Nell’inchiesta anche due indagati a piede libero, non sottoposti a misura cautelare, per cui non poteva in ogni caso essere chiesto l’immediato ma semmai il rinvio a giudizio al gup. Si tratta di un settimo oss il cui nome è emerso dall’esame dei dispositivi informatici sequestrati e il direttore 47enne della struttura Mariano Perugini di Acquapendente.
Alcune delle parti offese, nel frattempo, hanno fatto pervenire delle memorie al pubblico ministero, mentre gli indagati sono assistiti dagli avvocati Giovanni Labate, Stefania Buco, Ylenia Porciani, Giuseppe Bacci, Piero Ceccarelli, Angelo Di Silvio e Enrico Valentini.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

