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Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il papa il 20 di agosto ha suggerito alla Chiesa una giornata di “preghiera e digiuno” per la pace, per supplicare Maria Regina della Pace di “allontanare da ogni popolo l’orrore della guerra e di illuminare le menti di quanti hanno responsabilità politiche e diplomatiche”. Ha suggerito il 22 agosto.
Non c’è problema più grande nel mondo di oggi della guerra: distruzioni, migrazioni, morte di bambini, famiglie, soldati. E profitti inimmaginabili nel mercato delle armi.
La Cei ha aderito. E poi? In altre nazioni non ne hanno neppure parlato. Mi pare che anche a Viterbo… qualcuno ha aderito?
Mi sarei aspettato una presa di posizione collettiva, perché la pace non ha colorature religiose o politiche di partito. E’ vero che a Viterbo abbiamo altre priorità. Ma una coscienza l’abbiamo? Oppure deleghiamo a un certo “dio” (minuscolo di proposito) il compito di sistemare l’incoscienza umana?
“Preghiera” sarebbe significato per me non una Messa o un rosario, ma un incontro per risvegliare le coscienze. Per ascoltare un profeta della pace. Per riflettere che la pace inizia dentro di noi e attorno a noi. Che “pace” non è una predica domenicale, ma una vita quotidiana retta e onesta.
E “digiuno” non è solo rinunciare a una caramella o fare un fioretto, ma come diceva papa Francesco: digiunare dalle critiche, dalle malevolenze, dai giudizi preconcetti, da emarginare persone. Digiuno è solidarietà verso chi vive il disagio, è servire, è attenzione ai malati e anziani, è tutto quello che non ci piace fare e farlo per il bene degli altri. Perché siamo assenti? Siamo “vuoti” rivestiti di chiacchiere.
E allora mi permetto di mandare un messaggio, anche a me che scrivo, perché siamo tutti responsabili dei mali di questo mondo e siamo tutti chiamati a dare una mano. Come? Pensiamoci con umiltà e troveremo le risposte.
Voi che viaggiate in aerei di lusso per andare a discutere una pace che non volete, volgete lo sguardo a chi cammina a piedi nudi cercando un luogo dove non morire.
Voi che sedete attorno a mense imbandite con ogni “ben di Dio” (povero Dio!), volgete lo sguardo a chi da mesi non riesce a consumare un pasto decente.
Voi che bevete nei vostri calici di cristallo vini pregiati e profumati, volgete lo sguardo a chi si deve accontentare dei rigagnoli inquinati dalle polveri di guerra.
Voi che firmate con penne dorate e preziose, circondati da consiglieri multilingue, volgete lo sguardo alle migliaia di bambini che non possono imparare a leggere perché le scuole sono state distrutte dalle vostre bombe.
Voi che portate appresso nei viaggi, medici e attrezzature sanitarie di ultima generazione, volgete lo sguardo agli ospedali sventrati dai vostri droni e dove i malati possono sperare solo la morte.
Voi che potete permettervi case e ville e yacht di lusso, volgete lo sguardo a chi vive tra le macerie proteggendosi con il cartone dal freddo.
Voi che riempite le chiese pregando Dio che faccia smettere le guerre, volgete lo sguardo a chi ha solo la propria coscienza per trovare conforto in una pace sempre sperata e mai in arrivo.
Voi che riempite le piazze chiedendo e gridando “vogliamo la pace”, volgete lo sguardo a chi vi passa davanti e non sa dove andare. E date loro un sorriso o un segno di pace.
Voi che cercate di capire chi ha ragione e chi ha torto (“tra i due litiganti…”), volgete lo sguardo a chi non ha né ragione né torto, ma soffre ferite di morte non meritate. “Il terzo muore”.
E ce n’è anche per me (e per voi che leggete?), per chi scrive e protesta. Non potendo fare altro, cerchiamo almeno di invadere con l’onestà e la correttezza le strade che percorriamo ogni giorno. E che la sofferenza degli altri ci impedisca di dormire bene.
Don Gianni Carparelli
