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“Quel ‘fare la fiancata’ ci riporta al codice di Hammurabi…”

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Carlo Maria Puglisi Alibrandi

Carlo Maria Puglisi Alibrandi

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo un ponderoso e ponderato intervento di Carlo Alibrandi, che in campagna per le comunali ha sostenuto Chiara Frontini candidandosi a sostegno della sindaca nel movimento Viterbo 2020. Come dire: una persona senza pregiudizi e per questo la sua parola ha un valore del tutto particolare e significativo –

Pregiatissimo direttore Carlo Galeotti,
mi permetto di importunarla, ancora una volta, in relazione alle recenti affermazioni della sindaca Chiara Frontini che sono state per me spunto di profonde riflessioni.
Mi riferisco ovviamente alle frasi pronunciate nei confronti dei veicoli parcheggiati in divieto di sosta, in piazza del Plebiscito. Non mi soffermerei sull’evidente lapsus che ha trasformato le “ganasce” in “galosce”, ma alla “cura” che l’illustre prima cittadina avrebbe riservato alle auto dei trasgressori.

Quel “fare la fiancata” che in qualche modo ci ha riportato in un attimo al codice di Hammurabi, quella primitiva legge del taglione che ormai è tanto cara ai fomentatori d’odio, quelli che utilizzano tali espressioni per fare breccia nelle pance degli scontenti.

Non è ipocrisia la mia, è capitato anche a me, come a ogni titolare di un passo carrabile, di avere lo stesso pensiero della sindaca nei confronti di quelle macchine che ostruivano l’accesso alla propria abitazione, ma è sempre stato un attimo, poi ha prevalso la ragione e ho fatto ricorso agli strumenti legali che il nostro ordinamento ci riconosce e garantisce. Ho sempre chiamato la polizia locale ed ho atteso pattuglia e carro attrezzi per la rimozione della macchina.

È tempo di odiatori


Ora, passi il fatto che la sindaca Frontini sia stata presa di sorpresa dallo zelante intervistatore che, se non erro, è quello che ha imbrattato il palazzo vincolato in area monumentale e la cui cosa, visto il rapporto amicale con la prima cittadina, sembra essere già caduta nel dimenticatoio. Passi che abbia usato la pancia piuttosto che la testa, passi la felicità del cantiere chiuso, ma non sarebbe stato il caso, magari, di rettificare quella affermazione con qualcosa di più corretto dal punto di vista istituzionale?

Comprendo che, politicamente, ammettere un errore di comunicazione possa risultare insopportabile, ma mai come in questo caso sarebbe stato opportuno. Cosa dovremmo pensare se quel messaggio di giustizia primitiva dovesse sollecitare la reazione di qualche cittadino “poco cittadino”, di fronte a un caso simile?

Un atteggiamento giustizialista, quella della sindaca che peraltro, sembra smentito dai fatti.
Basterebbe girare per le piazze del centro storico per trovare un gran numero di auto parcheggiate in divieto di sosta in zona rimozione, con le fiancate ancora integre (e aggiungo, per fortuna!).

Lo stesso cantiere di piazza del Comune era puntualmente circondato da auto in divieto di sosta e ho difficoltà a credere che la sindaca, dalla sua finestra, non le abbia mai viste. Forse in quel caso è prevalso il calcolo su effetti e benefici (sui voti dei trasgressori).

È tempo di odiatori


Questo per dire che basterebbe usare le tutele previste dal codice della strada, senza dover ricorrere a quell’odioso messaggio di una giustizia fai da te che, leggendo uno dei suoi ultimi articoli, che sottolineava la difesa dello stato di diritto (e non dell’ubriaco) sembra esser tanto caro a certi personaggi che sono soliti usare questi toni per istigare soggetti di pari levatura. Personaggi utilizzati molto spesso dalla politica, che ben si prestano ad accendere dibattiti da presunti Masaniello.

È una tecnica consolidata.

Il primo passo per distrarre l’opinione pubblica è sdoganare l’odio e in questo, la politica ha da tempo preso le redini del metodo. Incapace di risolvere un qualsiasi problema da oltre trent’anni, ha trasformato l’avversario, nel capro espiatorio perfetto, nel nemico. Consapevole del proprio fallimento, ha scelto la strategia più vile: inondare il dibattito di falsità, distrarre l’opinione pubblica da scandali e rincari, un po’ come fanno oggi Bannon e Trump negli Stati Uniti. Atti reiterati fatti con il solo scopo di distrarre l’opinione pubblica.

Recentemente una certa politica ha sfruttato la pandemia per legittimare un mare di creduloni, e la recente nomina di due “no vax” nel comitato scientifico per i vaccini non è un bel segnale. A Viterbo si è persino organizzato un “caporalato” dell’ignoranza, spingendo avanti personaggi che nulla hanno da perdere, a sobillare folle. Che sia per le proteste sui migranti o le polemiche sulle tasse, poco importa.

Frontini in campagna elettorale ha promesso, come tutti i suoi predecessori, e ha trovato la solita corte di volenterosi opportunisti che si è messa in fila, una pletora servile che si vende a saldo per dire “io ci sono, non si sa mai”, reclutando altri di pari attitudine.
Una sceneggiatura già vista, ma ogni volta più grottesca.

Basti vedere la loro storia: ieri insultavano la sindaca, oggi le fanno endorsement ufficiale, come premio, li facciamo parlare in Sala d’Ercole. Magari con soldi pubblici gli finanziamo iniziative, fingendo che siano un valore aggiunto. In realtà ricordano altri più famosi ma in versione “fallimento”: minacciano, dileggiano e insultano chiunque, dal comune ai cittadini, solo perché sostengono di “aver seguito”.

Un seguito che, purtroppo, basterebbe leggerlo nei commenti a traino, con cui alcuni si affrettano a esprimere la loro solidarietà all’odiatore di turno e con cui altri danno sfogo a ogni becera violenza verbale. Questo senza aver capito la gravità delle affermazioni, completamente incansapevole dell’impatto sulle istituzioni, ma perfettamente conscio dell’effetto.

Molti di questi sono gli stessi che in barba a ogni regola civile hanno ridotto la città a terra di nessuno, perché le regole valgono per gli altri. Mai per loro. E mi permetto di aggiungere che nessuno ha avuto tale ardire, quando delle famiglie locali si inseguivano al Sacrario con la volontà di investire alcuni della fazione opposta. Ed erano tutti perfettamente sobri.

E in un pianeta dove il diritto internazionale viene violentato giornalmente non si può continuare, anche qui, a rinnegare lo stato di diritto in funzione del consenso. Per questo temo, caro direttore, che se non si porrà un freno a questa deriva, con interventi chiari e incisivi da parte delle istituzioni, a breve quel “fucilato sul posto” sarà qualcosa di cui si parlerà sul suo giornale.

Carlo Alibrandi


Che dire? Da un lato la sua lettera ci pone di fronte al fatto che inneggiare all’illegalità è cosa che va di moda. Dall’altro non può non rincuorare il fatto che due persone, con una storia politica per impostazione e per visione del mondo assai distanti, si ritrovino a difendere quello che è il fondamento del vivere sociale: lo stato di diritto. E, me lo lasci dire, in tempi in cui l’occidente viene tanto vituperato, per altro dagli stessi occidentali, lo stato di diritto è il dono più grande che la politica europea ha fatto al mondo.

Per essere chiari ci sono metavalori a cui nessuna convivenza civile può derogare. Neppure se la maggioranza dei cittadini li volesse abrogare. Si tornerebbe alla primitiva prevalenza della forza. Chi è più forte decide le sorti dell’altro. Non deve essere così in uno stato di diritto.

Questi personaggi da commedia che fanno dell’ignoranza un valore, che pensano di avere in mano la verità assoluta, che per questo comminano sentenze e pene a piacimento senza averne la competenza e il diritto, ha ragione lei, somigliano tanto a dei Masaniello, contro il potente finché conviene. Pronti sempre a ossequiare il potente di turno quando conviene. Magari per un tozzo di pane.

Vede il mio lavoro fortunatamente non si basa sugli applausi delle persone, il mio lavoro consiste nel difendere, tra le altre cose, i fondamenti dello stato di diritto. I valori della costituzione. Della democrazia intesa non come rispecchiamento del volere del popolo che ovviamente non esiste. Ma come metodo per rendere tutti liberi e portatori di diritti. Sulla questione, per chi fosse interessato, hanno scritto cose interessanti John Stuart Mill e Karl Popper.

Ma non credo ci siano, di questi tempi, molte persone interessate. Ma questo non ci esime dal difendere i fondamenti della convivenza civile. Anche a rischio di essere fischiati, nella migliore delle ipotesi, o minacciati di atti di violenza. Non sarebbe la prima volta. Per così dire: la cosa fa parte del mestiere. Le minacce e l’odio non hanno mai limitato il mio agire. Figurarsi.

Per ultimo voglio ricordare una sentenza della corte suprema americana, che guida la gran parte dei giornali nel nostro occidente: “La stampa non è destinata a servire coloro che governano, bensì quelli che sono governati”. Anche quando una parte, più o meno consistente, dei governati non fa altro che ledere i propri diritti.

E quindi continueremo a chiedere multe salate per chi posteggia in luoghi vietati, ma non righeremo mai una fiancata. E chiederemo che siano comminate dalla magistratura competente le giuste pene, dopo regolare procedura e processo, a chi terrorizza una città in una serena serata di agosto. Ma non prenderemo in mano le armi per farci “giustizia da soli”. Come qualcuno sembra paventare. In uno stato di diritto non daremo mai una mano all’eversione.

Carlo Galeotti


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