Viterbo – La storia del trasporto della macchina di Santa Rosa nel nuovo libro di Augusto Zucchi, “La macchina della città di Viterbo”. Un libro che parla di storia, del rapporto tra la santa e il popolo viterbese con taglio antropologico e del legame profondo che l’autore e la sua famiglia ha da sempre con il trasporto del 3 settembre.
La presentazione del libro di Augusto Zucchi “La macchina della città di Viterbo” – Carlo Galeotti, Augusto Zucchi e Massimo Mecarini
La presentazione del libro, moderata da Carlo Galeotti direttore di Tusciaweb, l’altro ieri ha visto la partecipazione dell’autore e di numerose personalità chiave della tradizione viterbese. Tra gli ospiti, erano presenti Massimo Mecarini, presidente del Sodalizio dei facchini di santa Rosa, Raffaele Ascenzi, ideatore dell’attuale macchina, e Stefano Santucci, presidente dell’associazione degli Ex facchini. Presenti anche rappresentanti delle istituzioni, come il presidente della provincia Alessandro Romoli, l’assessore ai Lavori pubblici del comune di Viterbo Stefano Floris e il consigliere provinciale Francesco Ciarlanti, a testimonianza dell’importanza dell’iniziativa per la comunità.
La presentazione del libro di Augusto Zucchi “La macchina della città di Viterbo” – Il saluto di Alessandro Romoli
Il presidente della provincia, Alessandro Romoli, a inizio evento, in un breve saluto, ha tenuto a sottolineare l’importanza della pacificazione tra Sodalizio dei facchini di Santa Rosa e associazione Ex facchini di Santa Rosa. “Un fatto che abbiamo auspicato e che ci appare profondamente significativo per tutta la comunità viterbese. Soprattutto se si pensa che il trasporto della macchina è rappresentativo di tutta la Tuscia”, ha spiegato il presidente.
“Scrivere questo libro per me è come chiudere un cerchio, iniziato con mio nonno tanti anni fa”, ha raccontato Augusto Zucchi. L’autore ha condiviso un legame personale e viscerale con la macchina, un’eredità familiare che, pur non avendolo visto diventare facchino, lo ha spinto a raccontarne la storia e l’anima.
“Un’emozione unica poter realizzare qualcosa di così importante per me”, prosegue Augusto Zucchi.
Durante la presentazione, sono state affrontate anche questioni attuali e temi legati alla tradizione. Massimo Mecarini, interpellato sulla possibile inclusione di donne nel ruolo di facchini, ha confermato la disponibilità del Sodalizio ad accoglierle, a patto che superino le stesse prove richieste agli uomini: “Non esiste regola che neghi l’ingresso di donne, ma come gli altri anche loro devono sottoporsi e superare le prove dei facchini, ne va della sicurezza di tutti”.
Un momento particolarmente significativo è stato il riconoscimento del riavvicinamento tra il Sodalizio dei facchini di Santa Rosa e l’associazione Ex facchini. Stefano Santucci ha definito questo come “un momento speciale” e un “fatto storico”, sottolineando come i vecchi rancori siano stati accantonati in nome di un’atmosfera di devozione per la santa: “Questo riavvicinamento è qualcosa di storico, per la prima volta facchini ed ex facchini saranno di nuovo insieme. Devo ringraziare il Sodalizio per permetterci nuovamente di stare tutti insieme al cospetto della nostra amata santa”.
A sancire questo nuovo capitolo, il consigliere provinciale Francesco Ciarlanti, ex facchino, ha consegnato a Santucci le chiavi della nuova sede che la Provincia ha messo a disposizione dell’associazione, sottolineando come questo sia “un momento speciale che resterà negli anni”.
Il ricordo degli incidenti del ’67 e dell’86, che hanno segnato la storia del trasporto, ha suscitato un momento di riflessione comune. Zucchi ha ricordato “l’ansia e la preoccupazione” del 1986, mentre Mecarini ha evidenziato come proprio quegli eventi portarono all’introduzione di regole più rigide su peso, altezza e selezione dei facchini.
La presentazione del libro di Augusto Zucchi “La macchina della città di Viterbo” – Diana Ghaleb
Raffaele Ascenzi, sollecitato dal moderatore, ha spiegato alcuni aspetti tecnici e architettonici che riguardano la macchina. Ha poi ricordato il suo rapporto con Giuseppe Zucchi e il suo Volo d’Angeli, e un altro passaggio cruciale: quello dal legno al metallo per la struttura interna della macchina con Rodolfo Salcini. Ascenzi ha raccontato il suo incontro con Zucchi, considerato un suo punto di riferimento: “Andai da Zucchi per fargli vedere il bozzetto della mia prima macchina e mi regalò un bozzetto e un disegno autentico preparatorio del Volo d’Angeli”.
A scandire la serata e a emozionare il pubblico, gli estratti del libro, letti con passione da Diana Ghaleb.
La presentazione del libro di Augusto Zucchi “La macchina della città di Viterbo” – Stefano Santucci, Carlo Galeotti, Augusto Zucchi, Massimo Mecarini e Raffaele Ascenzi
Durante l’incontro, moderato da Carlo Galeotti, è emerso un altro punto focale che ha toccato l’essenza stessa dell’essere un facchino. Alla domanda su cosa significhi davvero far parte del sodalizio, Massimo Mecarini, presidente dei facchini di Santa Rosa, ha risposto con parole che sottolineano l’identità profonda di questo ruolo.
“Facchini lo si diventa e poi si resta, ieri, oggi e domani. Essere facchini significa incarnare dei valori speciali, su tutti quello della fratellanza. Oggi ai nuovi ragazzi inculchiamo questo tipo di mentalità, cosa che nel passato con noi non facevano”, ha affermato Mecarini.
Massimo Mecarini e Raffaele Ascenzi
Sempre Massimo Mecarini, alla domanda su una possibile entrata di facchini non cattolici: “Anche qui non c’è niente di proibito, certo che a seconda della religione è più difficile. Per un ortodosso magari non sarebbe un problema, ma per un musulmano ad esempio può esserlo. Ricordiamoci che il nostro primo comandamento è “avere la fede””.
Il dibattito e le testimonianze emerse durante la presentazione del libro di Augusto Zucchi hanno mostrato ancora una volta come la macchina di Santa Rosa sia molto più di un evento storico. È un’eredità vivente, un’identità che si tramanda di generazione in generazione e che continua a unire la comunità viterbese.
Luca Trucca





