Santa Rosa – Il corpo mummificato
Viterbo – È suor Francesca Pizzaia, francescana alcantarina ormai da diversi anni a Viterbo, a raccontare la figura di Rosa: “Rosa è nata fisicamente fragile. Era povera, non ha potuto studiare. Eppure ha sfidato i suoi limiti per un ideale di giustizia, di unità, di pace, anche contrastando i potenti e subendo l’esilio”.
Santa Rosa – Suor Elpidia D’Antonio, suor Carmela Salvato e suor Francesca Pizzaia
Una devozione profonda che si fa missione di vita: “Il mio compito – sottolinea suor Francesca Pizzaia – insieme a suor Carmela (la badessa, ndr) e alle altre sorelle è questo: far avvicinare sempre più le persone a Rosa, farle tornare a lei, a casa, a questa giovane donna che anche partendo da una situazione di fragilità ha lottato per la sua città e i suoi ideali.
Bisogna seguirlo l’esempio di Rosa, perché la devozione senza imitazione rimane qualcosa di vuoto.
Bisogna aprirsi, donare, restare in ascolto dell’altro, e se qualcosa è sbagliato lottare per cambiarlo, proprio come ha fatto Rosa”.
Santa Rosa – Il corpo mummificato
In questi giorni la città di Viterbo si appresta a vivere il momento più sentito dell’anno, con il trasporto della macchina di santa Rosa.
Tante bellissime iniziative, che non devono però far dimenticare che “Rosa è qui – dice suor Francesca Pizzaia -. Rosa è il quadro, tutto il resto è una cornice che rende più bello il quadro, lo definisce, ma è una cornice, che senza il quadro non esisterebbe”.
Il prossimo 2 settembre ci sarà in occasione del Giubileo il trasporto straordinario del corpo di santa Rosa. “Un momento di grazia – ricorda a tutti suor Francesca -. Il corpo incorrotto di Rosa attraverserà le vie di Viterbo portando pace e unione. Proprio come Rosa faceva in vita, nel 1250. Sarà una grande emozione per la città vivere questo momento”.
Da un po’ di tempo all’interno del monastero convivono 13 suore: due (suor Francesca e suor Elpidia) sono suore francescane alcantarine di vita attiva, e undici sono clarisse urbaniste di santa Chiara, suore di vita contemplativa. “Un dono questa convivenza – racconta ancora suor Francesca – che ci permette di sperimentare ogni giorno la grande grazia e il grande dono della presenza delle une per le altre”.
Un piccolo mondo il monastero di Santa Rosa fatto di cose semplici e autentiche, di accoglienza e raccoglimento, di gesti ancestrali e cura quotidiana, che custodisce da secoli il corpo e il cuore di Rosa.
Rosa è qui.
Irene Temperini



