Ronciglione – Ronciglione, il celebre borgo farnesiano noto per il suo carnevale storico e per le adrenaliniche Corse a vuoto, ha sempre avuto un “buco nero” nella sua offerta turistica: la mancanza di una sagra degna di questo nome.
Ronciglione – La sagra del tortorello e del tozzetto fatti in casa
Certo, c’è quella del lattarino, ma a onor del vero è più a Caprarola, e a voler essere pignoli, il lattarino non è proprio un simbolo ronciglionese. E intanto, i giganti vicini come Caprarola con la nocciola, Canepina e Soriano nel Cimino con la castagna, sfrecciano a velocità luce, attirando turisti da tutta Italia.
E così, quando è stata annunciata la prima sagra del Tortorello e del tozzetto, l’entusiasmo è salito alle stelle. Finalmente una sagra con prodotti locali, il tortorello, una pasta allungata simile ai pici, e il tozzetto, un dolce alle nocciole.
Ma l’idillio è durato poco. A scoperchiare il vaso di Pandora è stato un post su Facebook di Doriana Pellegrini, che si lamentava del mancato coinvolgimento del suo storico Caseificio del Cimino. Apriti cielo. Tra i commenti, Raffaele Stella del Forno Micheli, che con i suoi 70 anni di onorata attività si è lasciato andare a una sentenza definitiva: “No, preferiamo prendere tozzetti e tortorelli fuori (questi ultimi addirittura fuori provincia) come se a Ronciglione non fossimo capaci a farli… che pena…”.
Il dibattito si è infiammato, e un’altra produttrice di pasta fresca, Cristina Vettori, ha provato a gettare acqua sul fuoco, con un tocco di sana ironia: “Secondo voi… noi pastai cosa dovremmo fare? Una guerra? A me personalmente interessa poco dove hanno preso questi benedetti tortorelli… se sono fatti a mano o a macchina… per lo meno stavolta le critiche non saranno per noi ronciglionesi scherzi a parte… spero siano buoni come quelli miei e dei miei colleghi del posto… stasera li verrò ad assaggiare”.
A questo punto la domanda sorge spontanea: ma i video promozionali con le massaie ronciglionesi che preparano le specialità erano una finzione? I prodotti della sagra sono davvero di Ronciglione?
Per fare chiarezza, non si poteva non sentire il presidente della ProRonciglione, Filippo Censi, prodotto dell’evento. Quello che è emerso è una storia degna di un film, dove l’unico eroe è un ristorante.
Salve, è lei il presidente della ProRonciglione e da quando è stata costituita?
“Sì, da gennaio 2025”.
Conferma che i tortorelli non sono di Ronciglione? Da dove vengono?
“I tortorelli sono fatti a mano, la maggior parte realizzati da La Corte dei Prefetti di Vico di Ronciglione”.
In che proporzioni e da dove vengono gli altri?
“Credo 50% Corte dei Prefetti di Vico”.
Comune e sponsor sono a conoscenza che metà del prodotto non proviene da Ronciglione?
“Il prodotto è maggiormente realizzato a Ronciglione e prima di commissionare il resto di quanto necessario abbiamo interpellato ditte locali ma non potevano realizzarli a mano purtroppo, e questo vale anche per i tozzetti, 3 forni hanno detto di non poterli realizzare”.
Non le sembra che i video che avete messo in rete dove massaie di Ronciglione preparano prodotti tipici possano definirsi ingannevoli visto che i prodotti non sono di Ronciglione?
“Non possono essere definiti ingannevoli, poi non so cosa lei intende e a quali in particolare si riferisce”.
Proloco e Radici Eventi sanno che metà prodotto per i tortorelli e completamente per i tozzetti non è locale?
“Proloco e Radici Eventi collaborano con noi”.
Le persone che manipolano il cibo sono dotati di Haccp?
“Sono tutti dotati di Haccp“.
Dunque, come emerge in modo cristallino dall’intervista, non c’è stato alcun complotto. Gli artigiani di Ronciglione, semplicemente, non sono riusciti a fornire la quantità necessaria. L’unico a salvare la sagra del tortorello, che in realtà erano per metà pici, è stato il ristorante La Corte dei Prefetti di Vico, che con un vero e proprio atto di eroismo, in una cucina di 20 mq, ha garantito il 50% del prodotto fatto a mano, regalando al paese e ai turisti una festa di tre giorni.
Agli artigiani locali non resta che rimboccarsi le maniche e, come suggerito dagli organizzatori, organizzarsi meglio per la prossima edizione visto il grande successo della prima.
Dopotutto, basta coprire quel restante 50% per trasformare un evento “ibrido” in una sagra completamente autoctona. Un’occasione persa, ma che, si spera, servirà da lezione per il futuro. Per me non è così ma sta ai diretti interessati dare la loro versione quello che posso dire, per diretta conoscenza, è che il livello dei pastai e forni di Ronciglione è molto elevato. E credo che comune e Proloco avrebbero, essendo parti in causa, tutelare e valorizzare gli artigiani di Ronciglione.
Italo Leali
