|
|
Montalto di Castro – Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni assistiamo all’ennesima narrazione comoda e superficiale: quella che vuole scaricare la colpa dello svuotamento degli stabilimenti balneari sul cosiddetto “caro ombrellone”. Non ci stiamo.
Non accettiamo che si puntino il dito e le colpe contro chi, con fatica, ha deciso di investire nella stagione estiva, assumendosi rischi e sacrifici enormi. La verità è che Montalto e Pescia Romana hanno pagato (e stanno pagando) il prezzo di una totale assenza di programmazione, promozione e visione strategica.
Così restiamo noi e i pannelli. Abbiamo denunciato da tempo il fenomeno del fotovoltaico selvaggio. Non solo per l’impatto paesaggistico, ma soprattutto per l’assoluta mancanza di una trattativa seria tra la politica e le multinazionali che hanno occupato il nostro territorio. Quelle stesse multinazionali potevano essere coinvolte per finanziare festival, eventi, promozione turistica. Ma niente.
Montalto è la capitale del fotovoltaico e aveva tutto per rilanciarsi, altre località no. Anche Forte dei Marmi, Riccione, Rimini subiscono lo svuotamento, ma con una differenza fondamentale: noi potevamo salvarci, loro no. Dare la colpa alla crisi è un alibi comodo. Una scusa per non prendersi responsabilità. Ma se la stagione è ridotta a due settimane, senza eventi e senza programmazione… parliamo di noi, non degli altri.
E non ci stiamo nemmeno a che si rida di noi. Dietro agli ombrelloni vuoti ci sono famiglie, lavoratori, sacrifici.
Chiediamo serietà e rispetto. Le battute le lasciamo al bar, non alla politica. Non accettiamo che la narrazione resti quella del “caro ombrellone”. Non accettiamo che la colpa ricada su chi lavora e che venga ignorata l’occasione storica per rilanciare il territorio.
Così restiamo: noi e i pannelli. E finché non ci sarà un vero tavolo di confronto, una strategia seria per il rilancio, continueremo a farci sentire.
Cristina Volpe Rinonapoli
No fotovoltaico selvaggio
