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“Viterbo sta vivendo il periodo più nero degli ultimi 20 anni, serve un’alternativa a chi ha portato la città al suo punto più basso”

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Viterbo – “Viterbo sta vivendo il periodo più nero degli ultimi 20 anni”. Giacomo Barelli (FI) parla di ciò che conosce meglio, da ex assessore comunale al Turismo. Ma il discorso si potrebbe facilmente allargare anche ad altri settori.

C’è grossa crisi e la classe politica, oggi all’opposizione, è tempo che si dia da fare. “Preparando un’alternativa concreta che vada oltre gli schieramenti. Un’alternativa a chi ha portato la città al suo punto più basso”. Di cui il turismo è giusto un elemento.


Giacomo Barelli

Giacomo Barelli


“Chi ha avuto modo di girare per Viterbo a luglio e agosto – continua Barelli – ha visto una città nella sua crisi più forte degli ultimi venti anni. Si vedono vagare sparuti gruppi di turisti, in una situazione di totale abbandono, nonostante gli sforzi di singoli imprenditori che tentano di fare qualcosa. Ma il problema è generale, sono stati fatti cento passi indietro, in una città ferita da cantieri. A cominciare da quello infinito a piazza del Comune. Da quando è stato tolto, la visione è di una piazza più brutta di prima, con una pavimentazione che nessuno vorrebbe a casa propria”.

Non proprio un bel biglietto da visita. Non se ne parla, però. “In passato ricordo che si aprivano dibattiti attorno al turismo, magari con l’assessore di turno che subiva critiche, ma almeno c’era una discussione. Oggi sfido chiunque a dirmi il nome dell’assessore con la delega al Turismo”.

Conoscendo il nome, Barelli almeno saprebbe a chi rivolgere le sue critiche, sul cartellone estivo, ad esempio. “Non c’è un’idea, manca un format – osserva Barelli – l’unica iniziativa che ha una propria identità è il Tuscia Film Fest. Per il resto è una desolazione, che si somma alla totale assenza di programmazione e d’idee. Almeno in passato capitava che si contrapponessero. Oggi le idee non ci sono proprio”.

Non si salvano nemmeno i festeggiamenti legati al 3 settembre. “Pure lì sono stati fatti molti passi indietro, non si riesce a portare fuori l’iniziativa dal suo alveo locale, vanificando un lavoro portato avanti per anni”. C’è Die Natalis esposta già da luglio a piazza San Sisto. Una novità nell’anno giubilare. “A mio modo di vedere stando lì da molto, non ci fai nemmeno più caso e si perdono tutte le emozioni legate all’arrivo dopo Ferragosto delle varie parti, il montaggio e l’attesa del 3 settembre.

Così facendo è stato normalizzato tutto, ripeto, togliendo quella bella sensazione d’attesa che si vive sempre”. Una festa che guarda molto alla città, la scelta di non posizionare tribune è un esempio. “Solo sedie messe lì, oppure in piedi. Si potevano trovare soluzioni di compromesso. Le tribune sono un modo per far conoscere il trasporto ai turisti. Con il livello d’organizzazione che si è raggiunto, non si capiscono le ragioni della scelta. Non parliamo poi della promozione. Perché non c’è”.

Eppure, la sindaca Chiara Frontini proprio di recente è tornata sul numero in aumento di presenze in città, basandosi sull’imposta di soggiorno, dovuta per ciascun ospite dalle strutture alberghiere. “Quello non è l’unico parametro possibile – osserva Barelli – ci potrebbe essere chi dorme in città e poi durante il giorno va altrove o fa tutt’altro che turismo.

Il racconto che l’amministrazione fa e non solo per il turismo, è di chi vive in una bolla, raccontando una città che non esiste. Dovrebbero cominciare a uscire. Vedrebbero un piattume generalizzato”.

Specie nei fine settimana, sempre stando alle dichiarazioni della prima cittadina, le strutture ricettive stanno facendo registrare la gran parte, il tutto esaurito ad agosto. “Lo sanno bene i titolari qual è la situazione – insiste Barelli – l’afflusso è minore, c’è una disorganizzazione di una città che tutto pare meno che turistica. Mi ripeto, si sta tornando indietro su quel poco o tanto che era stato fatto”.

Chi vuol vedere non ha che da aprire gli occhi. “Basta uscire. Ieri sera, era lunedì 18, a piazza del Comune, verso le 22,30 era aperta solo una gelateria, mentre arrivava una musica, Perdere l’amore di Massimo Ranieri, dal museo anni 80 a via Roma. Altro che turismo”.

Per non parlare del termalismo. “Sbandierano la riapertura del Bagnaccio come una vittoria, ma hanno messo una pezza rispetto a una situazione che si era bloccata, con una soluzione che quando eravamo noi al governo avevamo già prospettato. Sono ovviamente felice che l’area sia di nuovo fruibile, ma eviterei di parlare di vittoria. Semmai si è sanato un dramma causato da altri.

Pure qui, segnali non ne vedo e anzi, penso che si debba cominciare per questo, a organizzare, programmare il futuro, perché abbiamo toccato il punto più basso, per non sprofondare”.

L’idea è di quelle semplici, ma che poi ogni volta si complica maledettamente. “Mettere da parte centrodestra, centrosinistra, fare un passo avanti insieme, trovando una coalizione, un candidato sindaco, un programma che vadano oltre gli schemi, capaci di dare soluzioni per uscire da un periodo che è il più buio da venti anni a questa parte.

Direi che è il momento d’accantonare un atteggiamento critico. Lo sanno tutti in quale disastro viviamo, i cittadini per primi. Piantiamola di lamentarci e invece mettiamoci a costruire un’alternativa concreta.

Viterbo ha visto fallire tanto il centrodestra quanto il centrosinistra e ora pure il civismo. Sarà difficile riconquistare la fiducia degli elettori, per questo la proposta deve essere seria e con radici solide. La propaganda non funziona”. Quest’ultimo messaggio sembra rivolto agli attuali inquilini di palazzo dei Priori, ma è anche un monito per chi aspira ad arrivarci”.

Giuseppe Ferlicca


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