Allarme attentato a Santa Rosa – Gli arresti
Viterbo – (sil.co.) – Oggi l’interrogatorio degli “attentatori” mancati. Arrestati il 3 settembre e condotti a Mammagialla dopo avere fatto scena muta davanti al pm Massimiliano Siddi, sono Baris Kaya e Abdullah Atik, di 22 e 24 anni, bloccati il pomeriggio del trasporto della macchina in un b&b sulla salita di Santa Rosa, mentre i facchini erano alle prese col giro delle sette chiese. Nella camera vista sagrato, la polizia ha rinvenuto una mitraglietta, una pistola e munizioni, per cui sono indagati per traffico d’armi.
Esclusa la pista del terrorismo islamico, anche se non si sa mai, nelle ultime ore si è rafforzata la pista della criminalità organizzata turca.
Viterbo ci è finita in mezzo il 21 marzo dell’anno scorso, quando il boss Baris Boyun – arrestato anche lui per armi dopo il no all’estradizione in Turchia – è stato trasferito ai domiciliari a Bagnaia da Crotone, dove gli avevano preso a pistolettate l’uscio di casa.
I domiciliari blindati di Boyun, guardato a vista h24 da uno stuolo di forze dell’ordine, sono sfociati il 22 maggio 2024 nell’arresto del boss 41enne di etnia curda Baris Boyun, che nel frattempo, dall’Italia, avrebbe fatto ammazzare un rivale in Germania e messo a punto un attentato stile film d’azione al rivale dei rivali in patria,
Di turco in turco, lo scorso 25 agosto è stato catturato, sempre a Viterbo, il boss “pupillo” di Boyun, il 26enne Ismail Atiz. Anche lui di etnia curda, latitante e segnalato dall’Interpol, in seguito a un mandato di arresto turco, con richiesta di estradizione ai paesi europei. Ciononostante, arrestato in Germania il 3 luglio, è stato rimesso in libertà dopo quattro giorni ed è venuto a farsi arrestare in Italia.
Si capisce il sospetto che anche gli “attentatori” mancati possano far parte del giro. Ebbene, tornando ai due ventenni arrestati il 3 settembre, oggi potrebbero replicare la scena muta davanti al gip Savina Poli, oppure decidere di rilasciare spontanee dichiarazioni o rispondere alle domande del giudice per le indagini preliminari del tribunale di Viterbo, cui spetta la convalida del fermo e decidere l’eventuale misura cautelare da applicare.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
