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Allarme attentato a Santa Rosa, i turchi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere

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Viterbo – (e.c.) – Indagini a tutto tondo sui turchi arrestati a Viterbo il 3 settembre. 

Allarme attentato a Santa Rosa - Gli arresti

Allarme attentato a Santa Rosa – Gli arresti


Gli inquirenti devono capire cosa facessero Baris Kaya e Abdullah Atik a Viterbo il giorno del trasporto della Macchina di Santa Rosa.

I due turchi, di 22 e 24 anni, sono stati trovati dalla polizia all’interno di un bed & breakfast vicino alla basilica di Santa Rosa con una pistola, un pistola mitragliatrice e tre caricatori.

La polizia davanti alla procura

La polizia davanti alla procura


Il capo di accusa al momento è solo quello di detenzione di armi. 

All’interrogatorio di fronte al pm Massimiliano Siddi hanno fatto scena muta. E si sono avvalsi della facoltà di non rispondere anche durante l’interrogatorio di garanzia davanti al gip Savina Poli di sabato mattina.

Per i due è scattata la convalida dell’arresto ed è stata disposta la misura cautelare in carcere.

Gli avvocati difensori dei due turchi si sono invece opposti chiedendo delle misure più leggere. “Faremo richiesta di riesame al tribunale della libertà” fa sapere uno dei due legali.

Allarme attentato a Santa Rosa - Il b&b La sosta

Allarme attentato a Santa Rosa – Il b&b La sosta


Nel frattempo la squadra mobile continua ad indagare sul perché i due giovani turchi fossero a Viterbo e su quali fossero le loro intenzioni.

Sarebbe esclusa l’ipotesi di terrorismo. E non è ancora stato appurato un reale collegamento alla mafia turca. L’ipotesi più realistica rimane quella del traffico di armi.

Tra le varie verifiche in corso, anche quella di tracciamento delle varie operazioni bancarie effettuate con la carta di credito usata per pagare il bed & breakfast.

Allarme attentato - Agenti di polizia sulla salita di Santa Rosa

Allarme attentato – Agenti di polizia sulla salita di Santa Rosa


Struttura in cui avrebbero dovuto soggiornare dal 2 al 9 settembre se non fosse stato per l’intuizione del gestore Sergio Albertelli a cui i turchi avevano fatto venire sin da subito più di un dubbio.

Specialmente per il fatto che inizialmente si erano presentati senza alcun bagaglio. “Di solito un turista ha una 24 ore, una valigia – ha spiegato Albertelli ai microfoni di Tusciaweb -. E non si fermavano un giorno, perché la prenotazione era dal 2 al 9, se non erro, quindi si fermavano 6-7 giorni, e non c’erano bagagli, non c’era niente. Anche l’abbigliamento era strano, avevano le ciabatte, quelle da mare”.

Allarme attentato a Santa Rosa - Gli arresti

Allarme attentato a Santa Rosa – Gli arresti


In seguito sono stati visti con due buste di un supermercato stracolme di roba da mangiare per poi chiudersi in stanza. “Non hanno neanche aperto la finestra per guardare il corteo, per guardare la processione – ha detto il gestore -. Al che ho detto: ‘Ma è possibile che questi spendano 600 euro per non guardare neanche la festa?’. Mi sembrava tutto strano”. Poi la compagna gli ha fatto vedere un articolo di Tusciaweb, dove c’era scritto che ad agosto c’era stato un arresto legato alla mafia turca a Viterbo. Da lì è scattata la chiamata alla polizia.

Da chiarire, inoltre, il ruolo di un terzo uomo, Idyiz Agdogan, e dove si trovi. Il suo nome sarebbe emerso più volte durante le indagini. “Non si tratta di un mio assistito” ha precisato uno dei due difensori dei turchi.


I fatti del 3 settembre

Le persone che si trovavano sulla scalinata di fronte al sagrato della basilica di Santa Rosa nel pomeriggio del tre settembre, in attesa del tradizionale trasporto della Macchina, si sono trovate di fronte all’arresto dei due giovani turchi.

Baris Kaya e Abdullah Atik sono stati portati via dalla polizia dopo la segnalazione del gestore del bed & breakfast dove alloggiavano. Sono stati trovati con pistola, pistola mitragliatrice e tre caricatori.

Allarme attentato a Santa Rosa - Il b&b La sosta

Allarme attentato a Santa Rosa – Il b&b La sosta


All’inizio era scattato l’allarme attentato, tanto che la Macchina di Santa Rosa ha attraversato alcuni tratti del percorso a luci accese tra i fischi del pubblico che ancora non poteva sapere cosa stava succedendo.

Il tutto per permettere alle forze dell’ordine e al reparto speciale Nocs arrivato da Roma di poter vigilare sulle celebrazioni e garantire la sicurezza.

Gli stessi Massimo Mecarini, presidente del sodalizio dei facchini di Santa Rosa, e il capofacchino Luigi Aspromonte, sono stati convocati d’urgenza in prefettura durante il tradizionale ritiro al Boschetto dei Cappuccini per poter coordinare al meglio il tutto e garantire comunque lo svolgersi dell’evento tanto amato dai viterbesi.


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