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“Bacci doveva 5mila euro a Memeti”, in aula gli audio “rubati” delle cene a casa del killer mancato Pizzuti

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Viterbo – “Bacci doveva 5mila euro a Memeti”, saranno sentiti in aula a ottobre gli audio “rubati” delle cene a casa del killer mancato Alessio Pizzuti, che incastrerebbero il presunto autista e fornitore dell’arma del delitto del commando. In tutto una decina di minuti. Per la difesa non era lui alla guida della Giuletta grigia rubata scortata dalla Smart bianca a noleggio guidata da Tonino Bacci e Lucio La Pietra. Per l’accusa avrebbe invece anche procurato lui l’arma del delitto, una pistola mai ritrovata. 


Omicidio Bramucci - I killer a bordo di una delle due auto usate per l'agguato

Omicidio Bramucci – Lucio La Pietra e Tonino Bacci a bordo di una delle due auto usate per l’agguato mortale 


È ripreso ieri con quella che il presidente Eugenio Turco ha definito efficacemente una “udienza muta” il processo in corte d’assise all’ultimo dei sette imputati per l’omicidio di Salvatore Bramucci. Tutti i cinque testimoni presenti in aula si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.

A ottobre, invece, su richiesta del pm Massimiliano Siddi, saranno ascoltati e visionati in aula i file audio e video che incastrerebbero il settimo imputato e presunto autista del commando, Ismail Memeti, registrati dalla ex del presunto killer mancato Alessio Pizzuti, durante le famose quattro “cene dei veleni” a casa sua del settembre 2022, dopo l’arresto dei presunti sicari. Lei ieri avrebbe dovuto essere il sesto teste, ma non si è presentata. Dovrà farlo fra qualche settimana. 

In videocollegamento dal carcere di Rebibbia il 56enne macedone Ismail Memeti, l’ultimo arrestato, detenuto da Ognissanti a Regina Coeli. Secondo i carabinieri coordinati dal pm Siddi sarebbe stato alla guida di una delle due auto del commando armato, composto da lui e dai due sicari, venuti apposta da Roma a Soriano nel Cimino, la mattina del 7 agosto 2022, per uccidere il pregiudicato 58enne su mandato della moglie, della sorella di lei e del compagno della stessa.

Obiettivo, disfarsi di un marito diventato scomodo e appropriarsi del tesoretto in contanti e orologi preziosi per un valore di oltre mezzo milione di euro con cui voleva andarsene a Tenerife una volta finiti di scontare i domiciliari, per l’ultima condanna per estorsione e usura.

I cinque testi presenti si sono avvalsi tutti della facoltà di non rispondere. Due di loro già condannati per il delitto e pronti all’appello, ovvero il sicario mancato Alessio Pizzuti e il capo killer Tonino Bacci, assistiti dagli avvocati Lanfranco Cugini e Giancarlo Costa. Scena muta pure da parte degli altri tre, tutti assistiti in quanto indagati per falsa testimonianza in seguito alle dichiarazioni ritenute mendaci al primo processo. Mancava per l’appunto la ex di Pizzuti.

Tra i testimoni muti il 48enne considerato un teste chiave, indagato per omicidio e poi archiviato, mentre ha presentato un certificato di malattia la ex 32enne di Pizzuti, che avrebbe registrato su sua richiesta con lo smartphone le conversazioni avute durante quattro “cene” a casa loro, cui avevano invitato degli indagati tra i quali il 48enne..


Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio

Salvatore Bramucci e la moglie Elisabetta Bacchio, mandante del delitto


Il 48enne, ospitando in casa su richiesta di Bacci il 56enne macedone Ismail Memeti detto Flavio o Tarzan, avrebbe saputo che Bacci aveva commesso l’omicidio per cui era stato pagato 40mila euro. Tarzan avrebbe alloggiato e mangiato gratis a casa sua anche dopo l’arresto di Bacci del 13 settembre 2022. Due mesi in totale, fino a ottobre. 

Bacci il 4 agosto, giorno dell’ultimo sopralluogo sulla futura scena del crimine, avrebbe chiesto al 48enne alloggio per Memeti, che avrebbe rubato a un pregiudicato di Ronciglione e guidato la Giulietta grigia usata dal gruppo di fuoco per l’agguato del 7 agosto. 

Il 48enne, durante l’altro processo aveva riferito di avere saputo che Bacci doveva a Memeti un compenso di 5mila euro e detto ai carabinieri di avere visto, una volta, la Giulietta parcheggiata sotto casa sua, ma prima di dare ospitalità al macedone. Durante le cene dei veleni si è lamentato che Tarzan era una tomba, perché avrebbe evitato domande su chi fosse.

Testimonianza contrastata quella del 48enne al processo principale. Al termine si lamentò per essere finito indagato, bacchettando perfino l’allora presidente Francesco Oddi per le domande “trabocchetto” e prendendosela coi carabinieri che durante la perquisizione “mi dicevano che guidavo io la Giulietta e che volevano fare la comparazione delle orecchie”.

La ex fidanzata 32enne, invece,  fatta prelevare dai carabinieri, all’udienza del 15 luglio 2024, si è resa protagonista di una testimonianza surreale, dando del tu a pm e corte d’assise, interrotta per farla visitare da un medico del 118 e poi portata al Santa Rosa per verificare eventuali effetti collaterali di certi farmaci che avrebbe assunto contro il mal di denti.

Ha fatto in tempo a dire che con Pizzuti si erano lasciati da sette mesi, “dopo tutto quello che ha fatto”, a occhio e croce in coincidenza coi domiciliari cui è finito il 4 gennaio 2024. All’ex, seduto vicino al difensore, ha anche lanciato un minaccioso “ti faccio vedere io”. Se vorrà, potrà farlo fra un mese.

Silvana Cortignani


Omicidio Bramucci, tutti condannati ma nessun ergastolo - La lettura della sentenza - Nel riquadro partire da sinistra dall’alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci

Omicidio Bramucci, tutti condannati ma nessun ergastolo – La lettura della sentenza – Nel riquadro partire da sinistra dall’alto: Elisabetta Bacchio, Sabrina Bacchio, Alessio Pizzuti, Dan Constantin Pomirleanu, Lucio La Pietra e Antonio Bacci


Settimo imputato in attesa di giudizio:

Ismail Memeti: nato il 25 luglio 1969 in Macedonia, detenuto dal primo novembre 2024 a Regina Coeli, difeso dall’avvocato Chiara Tiana

 – Parte civile: il fratello della vittima, Isolino Bramucci, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro


Sei condannati per omicidio premeditato in concorso:

Elisabetta Bacchio, 24 anni di carcere: nata nel 1977, detenuta a Civitavecchia dal 26 settembre 2023, difesa dagli avvocati Maurizio Filiacci e Walter Pella
Sabrina Bacchio, 24 anni di carcere: nata nel 1974, detenuta a Rebibbia nuovo complesso dal 22 ottobre 2022, difesa dall’avvocato Paolo Delle Monache
Dan Costantin Pomirleanu, 20 anni di carcere: nato nel 1990, detenuto a Regina Coeli dal 4 gennaio 2024, difeso dagli avvocati Giorgia Ciucci e Stefano Maranella
Antonio Bacci, 28 anni di carcere: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dagli avvocati Giancarlo Costa e Chiara Fiore
Lucio La Pietra, 27 anni di carcere: nato nel 1974, detenuto a Viterbo dal 13 settembre 2022, difeso dall’avvocato Antonio Rucco
Alessio Pizzuti, 18 anni di carcere: nato nel 1990, agli arresti domiciliari dal 4 gennaio 2024, difeso dall’avvocato Lanfranco Cugini


Parti civili nel primo processo il fratello e la figlia della vittima:

Mascia Bramucci, provvisionale di 50mila euro: 37 anni, difesa dall’avvocato Antonio Filardi
Isolino Bramucci, provvisionale di 26mila euro: 62 anni, difeso dall’avvocato Antonio Maria Carlevaro


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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