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Botte al compagno, la ex a giudizio per maltrattamenti: “Gli sgarrava la faccia”

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Carabinieri - Immagine di repertorio

Carabinieri – Immagine di repertorio

Nepi – (sil.co.) – “Gli sgarrava la faccia”. Caso raro, ma capita. Donna a processo con l’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni del compagno, che avrebbe picchiato più volte in faccia, come confermato in aula da un amico cui la vittima avrebbe inviato foto degli “sgarri”.

Si tratta di una trentenne che tra il 2019 e il 2021 ha vissuto a Nepi con i figli avuti da una precedente unione e il nuovo compagno, che avrebbe picchiato spesso e volentieri.

La coppia è scoppiata a giugno del 2021, con i relativi strascichi giudiziari, che hanno condotto la ex davanti al giudice Jacopo Rocchi, il quale mercoledì ha sentito come testimone un caro amico della presunta vittima.

“Avevamo lavorato insieme per un periodo a Londra, poi lui era tornato in Italia, a Nepi, dove conviveva con la compagna. Quando sono rientrato in Italia pure io, sono passato a salutarli a casa loro un paio di volte. Lei non la conoscevo prima, ma in quelle occasioni non l’ho vista né ubriaca, né aggressiva nei suoi confronti”.

Ma. C’è un ma. “Il mio amico mi ha confidato più volte che lei gli metteva le mani addosso. Mi ha anche mandato delle foto con la faccia sgarrata, che non ho più perché erano su un vecchio telefono. Una volta, a giugno del 2021, mi ha anche fatto una videochiamata, sempre per farmi vedere la faccia sgarrata. Mi diceva che era incline all’alcol e che lo menava. E anche che non era una brava madre coi suoi bambini”, ha spiegato il teste.

“A Nepi abitavano in una casa di proprietà di lui, che a un certo punto si è trasferito in un’altra casa di famiglia, a Roma, dove lei ha continuato a perseguitarlo, anche rompendo le vetrate delle finestre per fare irruzione dentro. Lui ha dovuto chiamare i carabinieri”, ha concluso.

Ultimi tre testi e sentenza in primavera.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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