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Comprano due stufe a pellet “fantasma”, trovate su internet ma era una truffa

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Il tribunale di Viterbo - Veduta dall'alto

Il tribunale di Viterbo – Veduta dall’alto

Bassano Romano – (sil.co.) – Comprano due stufe a pellet “fantasma”, trovate su internet ma era una truffa. 

Vittime una donna e un ventenne di Bassano Romano, che nel 2021 si sono lasciati allettare dalla convenienza dell’offerta, effettuando bonifici per 2400 e 1800 euro, dopo avere concordato l’acquisto al telefono con una donna, finita a processo per truffa davanti al giudice Jacopo Rocchi.

L’accusa mercoledì ha chiesto una condanna a sei mesi di reclusione, ma il giudice, sentita la difesa, ha assolto l’imputata per non avere commesso il fatto.

“Le indagini hanno dimostrato soltanto che le tre carte PostePay erano riconducibili alla mia assistita, ma null’altro  – ha detto l’avvocato Aurora Lucia Corazzini del foro di Pescara – non ci sono state indagini sull’intestazione dell’utenza telefonica da cui sarebbero arrivate le chiamate per le stufe messe in vendita. Non sappiamo l’intestatario formale dell’utenza, ovvero colui che ha attuato la truffa”. 

La legale si è detta stupita in particolare del giovane: “Un nativo digitale che parla di istruzioni ingannevoli. Possibile che, alla richiesta del pin, non si sia accorto che stava facendo un bonifico? Eppure è stato lui che a mezzanotte voleva andare a casa dell’altra persona offesa per proseguire l’operazione. Perché tutta questa fretta? Non ha fornito elementi di prova dell’inganno”. 

L’imputata è inoltre una tossicodipendente, nel frattempo entrata in comunità per uscire dalla droga: “Ora ha quasi finito il percorso, ma all’epoca era nel pieno dei suoi problemi”. Il giudice l’ha assolta.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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