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Roma – Riceviamo e pubblichiamo – Nella giornata del 22 settembre, in Regione Lazio si è tenuta presso la Sala Tevere della Regione Lazio la riunione del tavolo tecnico permanente per la concertazione in materia di corilicoltura. La seduta è stata presieduta dal consigliere regionale Giulio Zelli, presidente della commissione Agricoltura, dal caposegreteria dell’assessorato all’Agricoltura, Annibale Conti, e dal dottor Roberto Aleandri della Direzione Regionale Agricoltura.
All’incontro hanno inoltre partecipato i sindaci di vari comuni della Tuscia, i rappresentanti sindacali delle associazioni di categoria, Arsial, Enea, Crea, l’Unitus e l’Ordine dei Dottori Agronomi e dei Dottori Forestali della Provincia di Viterbo.
“Nel corso della riunione, incentrata sull’ormai nota problematica legata ai fenomeni del marciume bruno, della cascola e della cimice asiatica che stanno causando la necrosi di diverse piantagioni – dichiara il presidente Giulio Zelli – abbiamo avuto modo di quantificare i danni alle produzioni per un totale di 160 milioni di euro, con un’incidenza del 70-80%, in alcune zone addirittura del 100%. Data la situazione di serio disagio che sta affliggendo il comparto corilicolo, in particolare quello viterbese che notoriamente traina il settore a livello regionale, la Regione ha deciso di intraprendere congiuntamente alle regioni Piemonte e Campania la strada del ricorso in deroga allo stato di calamità naturale. Questo percorso, che necessita del via libera da parte del ministero dell’Agricoltura, consentirebbe di ottenere delle specifiche vie di finanziamento come aiuti e risarcimenti alle aziende agricole danneggiate.
Inoltre, l’assessorato all’Agricoltura, su indicazione dell’assessore Righini ha prodotto una piattaforma per poter quantificare e poi ripartire quelle che saranno le risorse da destinare aziende e fare uno studio approfondito sulle problematiche del marciume bruno, della cimice asiatica e della cascola. Nell’ultimo collegato di bilancio – prosegue Zelli – a tal proposito, con un emendamento a mia firma sono stati destinati 30mila euro per uno studio che sarà condotto in sinergia da Unitus e Arsial direttamente sulle piante per analizzare scientificamente il fenomeno e trovare le giuste contromisure. Attualmente, una delle soluzioni è quella di puntare ad un ringiovanimento delle coltivazioni, essendo le piante più vecchie quelle più vulnerabili alla necrosi.
Colgo con favore la proposta presentata da Stelliferi & Viconuts assieme ad Op associate di finanziare il raddoppio dei lanci di vespa samurai. Possiamo considerare questa come una piccola vittoria, anche se la strada è ancora lunga, perché viene riconosciuta l’utilità della lotta biologica su cui la Regione ha scommesso sin da subito. Assofrutti e l’Unitus, tramite il professor Giorgio Balestra, hanno invece proposto di allargare il monitoraggio che stanno facendo in collaborazione sulle fisiopatie in tutto il territorio corilicolo. Infine anche Crea si è messa a disposizione per uno studio, che stanno facendo sui cambiamenti climatici e le sue influenze a livello di coltivazione agricola e della nocciola.
Tutto ciò è alla base del mio emendamento, che intende studiare la correlazione tra clima e coltivazione. Sicuramente si è trattato di un incontro positivo per trovare soluzioni condivise nel prossimo futuro. La Regione e l’amministrazione Rocca – conclude il consigliere – continueranno a monitorare la situazione e non lascerà da soli gli agricoltori. Nessun’azienda sarà abbandonata, la corilicoltura resta un asset fondamentale del settore corilicolo laziale”.
Coldiretti Lazio: “Dal tavolo tecnico prime risposte, ma servono subito interventi concreti per salvare il settore”
Si è svolto ieri in Regione Lazio il tavolo tecnico fortemente voluto da Coldiretti Lazio per affrontare l’emergenza senza precedenti che sta colpendo il settore corilicolo nella Tuscia. Un comparto che oggi supera i 120 milioni di euro di fatturato, con una coltivazione che nel Lazio, seconda regione italiana per produzione, interessa circa 27 mila ettari e garantisce oltre 45 mila tonnellate annue di nocciole. Al presiedere il tavolo, Giulio Menegali Zelli Iacobuzi, che guida la Commissione Agricoltura e ambiente.
“Abbiamo apprezzato il lavoro fatto fin qui dalla Regione e la rapidità con cui ha raccolto il nostro appello attivando il tavolo tecnico – spiega il presidente di Coldiretti Lazio, David Granieri – e riconosciamo l’attenzione dimostrata verso un settore che vive una crisi drammatica. Ma ora servono misure immediate a sostegno delle imprese agricole: sgravi contributivi, moratoria sui mutui e liquidità per dare respiro a chi oggi non ha più reddito. Il Tavolo tecnico è un primo segnale positivo, ma serve un passo ulteriore: la dichiarazione di calamità naturale nazionale, necessaria per attivare i fondi straordinari e assicurare un immediato sostegno alle aziende agricole colpite”.
Al tavolo erano presenti anche professori universitari che hanno messo a disposizione le proprie competenze per avviare studi scientifici sulle cause della cascola che ha compromesso i raccolti di quest’anno. “Siamo favorevoli agli studi – sottolinea il direttore di Coldiretti Lazio, Carlo Picchi – ma i tempi della ricerca rischiano di essere troppo lunghi. Non possiamo aspettare: gli agricoltori hanno bisogno subito di risposte concrete per sopravvivere a questa emergenza”.
Le difficoltà non sono nuove. Il comparto è in sofferenza da anni: dalle gelate del 2021, alla siccità del 2022, fino ai fortissimi attacchi di cimice asiatica del 2023, che hanno compromesso la qualità del prodotto. Il 2024 ha aggravato ulteriormente la situazione con una combinazione devastante di caldo estremo, piogge abbondanti e continui attacchi di parassiti. Le punture della cimice hanno provocato la formazione di fori nei frutti, favorendo lo sviluppo di funghi e marciumi che hanno reso invendibile gran parte del raccolto.
“Quello che stiamo registrando nei noccioleti della Tuscia è una crisi senza precedenti – aggiunge Granieri – con perdite superiori al 70% e punte del 100% nelle aziende biologiche. Non possiamo permetterci un altro anno senza reddito: sarebbe il quarto consecutivo e molte imprese rischiano di non rialzarsi più”.
Coldiretti Lazio
