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Viterbo – (sil.co.) – “Ti apro in due come un prosciutto”. Con queste parole sarebbe stato minacciato dal patrigno armato di accetta, davanti alla madre, un ragazzo reo di essere uscito di casa nel pieno del lockdown per andare a prendere le sigarette, il 29 aprile 2020, facendo infuriare l’uomo che al suo rientro è corso a prendere un’accetta.
“Ti sistemo io, ti uccido, ti apro in due come un prosciutto”, avrebbe urlato, scagliandosi con l’arma contro il giovane all’epoca ancora studente, che, secondo la testimonianza della madre 49enne, l’imputato avrebbe aggredito anche prima del Covid.
Era settembre 2019. “Siccome certi amici gli dicevano che lo vedevano in giro in orario di scuola, lui ogni volta lo menava, lo menava sempre”, ha testimoniato mercoledì la madre davanti al giudice Giacomo Autizi, dove l’ex compagno è imputato di minaccia aggravata dall’uso dell’accetta come arma.
La rottura della coppia è arrivata dopo l’episodio dell’accetta, nella primavera del 2020, dopo sei anni di convivenza e un figlio insieme che la donna, andandosene via, ha lasciato al padre così come il figlio grande ancora studente avuto da un’altra relazione.
“Lui mi maltrattava e non mi dava nemmeno i soldi per mangiare, per sopravvivere dovevo cercarmi un lavoro e non potevo portare i figli con me”. Il figlio presunta vittima della minaccia con l’accetta, nel frattempo, si sarebbe trasferito all’estero per lavoro e l’accusa ha rinunciato ad ascoltarlo.
Prossima udienza a gennaio.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
