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Ex accusato di maltrattamenti: “Sono stati i suoceri a far naufragare il matrimonio”

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Carabinieri

Carabinieri

Viterbo – (sil.co.) – “Non ero libero di girare in mutande a casa mia”, ha detto mercoledì al giudice Jacopo Rocchi, parlando degli ex suoceri “onnipresenti”, un ex marito finito nei guai il 14 febbraio 2019.

Quel giorno la ex moglie, da cui si stava separando, dopo un litigio è stata portata dai genitori al pronto soccorso dell’ospedale di Viterbo, dove i sanitari l’hanno medicata con una prognosi di 25 giorni. Dopo di che lo ha denunciato.

Imputato di maltrattamenti in famiglia un viterbese di 42 anni, difeso dall’avvocato Giuliano Migliorati, il quale, sottoponendosi a esame ha negato di aver mai messo le mani addosso alla ex moglie.

“Men che meno quella sera – ha detto, puntando il dito contro gli ex suoceri – secondo me c’era un piano preordinato. Lei aveva preso i figli a scuola ed era scomparsa, lasciandoli dai suoi e rendendosi irreperibile. Si è presentata a casa coi bambini solo verso le 22, al che ho sbottato, dicendole ‘libera di fare la zoccola, ma i figli a casa’. Guarda caso dietro c’era pronto il padre. Sono andati via e il giorno dopo ho saputo che erano andati in ospedale e lei mi aveva denunciato”. 

Il giudice ha espresso qualche dubbio, facendogli notare che 25 giorni di prognosi sono tanta roba. “Mi creda – ha replicato l’imputato – in 17 anni l’unico motivo di disaccordo tra noi è stata l’invadenza dei miei ex suoceri, onnipresenti nella nostra vita. Sono stati loro a far naufragare il matrimonio”.

Quindi ha raccontato come un mese prima che la ex finisse al pronto soccorso, era stato lui a prendere le botte. La situazione sarebbe precipitata dopo che la coppia aveva deciso di dare una festa in casa per il compleanno dell’imputato. 

“Mia moglie mi ha perfino regalato una lampada apposta per la festa – ha detto -. Poi all’improvviso è venuta a dirmi che la festa non si sarebbe fatta più e che voleva la separazione. Così una sera, a cena, le dissi di smetterla di prendermi in giro e, se era così, di fare quello che doveva fare. Lei, in tutta risposta, mi ha rotto la lampada in testa, sette colpi sulla nuca, li ho contati. Mi hanno portato in ospedale a mettere i punti i miei parenti”. 

Il processo riprenderà in primavera. Salvo imprevisti, sentenza prima della pausa estiva. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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