Viterbo – “Il legame con Santa Rosa è viscerale, aver reso accessibile il trasporto ai sordi è stato un onore”. Paola Cruciani, interprete lis viterbese, racconta cosa ha vissuto la sera del 3 settembre.
Viterbo – Santa Rosa – Il trasporto della macchina tradotto in lingua dei segni
La magia del 3 settembre quest’anno ha avuto una voce in più. Durante il secondo trasporto di Dies Natalis, la macchina di Santa Rosa ideata da Raffaele Ascenzi, lo spettacolo che infiamma il cuore di Viterbo e delle sue piazze è stato raccontato anche in Lis, la lingua dei segni italiana per la comunità sorda.
Sul maxischermo, in basso, un riquadro dedicato ha mostrato le interpreti che hanno segnato ogni passaggio della serata: dal primo, solenne “Sollevate e fermi” fino all’ultimo, liberatorio grido “Santa Rosa, fuori!”. Un filo di mani e segni che ha permesso alla comunità sorda presente di vivere appieno il trasporto, non solo come spettatori ma come parte integrante di un rito collettivo che appartiene a tutta la città.
A tradurre in simultanea, due interpreti lis: la viterbese Paola Cruciani e la collega Chiara Ripanti hanno trasmesso le loro emozioni ai sordi rendendo questa grande festa accessibile anche a chi convive tutti i giorni con la disabilità uditiva.
Viterbo – Il trasporto della macchina di Santa Rosa tradotto in lis – Paola Cruciani
Interprete lis, 48 anni, Paola Cruciani è madrelingua in lingua dei segni. È una Coda (Children of deaf adults), figlia di genitori sordi segnanti, e ai microfoni di Tusciaweb ha raccontato il suo forte legame con Santa Rosa.
“È un legame forte e viscerale, mi sento viterbese. Sono nata a Valentano, all’età di tre anni mi sono trasferita a Viterbo e qui vivo tutt’ora. Santa Rosa ha sempre accompagnato e scandito la mia vita, ogni trasporto è stato seguito con emozione, ogni 4 settembre vado a trovare Rosina, ho seguito i vari cortei storici, vari trasporti del cuore della santa. Insomma, Santa Rosa fa parte di me”, ha detto.
Viterbo – Santa Rosa – Dies Natalis a piazza del Comune
Ai microfoni di Tusciaweb, ha raccontato cosa ha provato nel tradurre in segni il trasporto della macchina. “Quest’anno è stata la prima volta che ho fatto da interprete lis alla diretta del trasporto. È stata un’emozione immensa. Era un onore per me ricoprire un ruolo importante per la comunità sorda e soprattutto avevo la sensazione di essere sotto la macchina insieme ai facchini e al capo facchino – ha spiegato -. Mi sono sentita parte del trasporto”.
Oltre l’emozione, anche una forte missione da compiere per rendere il trasporto della macchina di Santa Rosa il più accessibile a tutti e che tutti, senza alcuna distinzione, vivessero la magia del 3 settembre. “Volevo che arrivasse tutta quell’emozione, tutte quelle parole, tutte quelle interviste, quei dettagli della macchina a tutte le persone rendendolo il più accessibile a tutti. Quello che ho provato è stato importante e imponente. Ho dedicato questo lavoro mettendomi a servizio di Santa Rosa e delle persone sorde”, ha sottolineato.
Viterbo – Il trasporto della macchina di Santa Rosa tradotto in lis
Un susseguirsi di emozioni. Dall’adrenalina alla contentezza, dalla paura al “Ce la posso fare”. Sono state “notti insonni. Spero di aver trasmesso attraverso le mie mani, le mie espressioni, tutto l’amore, la dedizione e la fede che c’è in quel trasporto – ha ribadito Paola Cruciani -. Non sono facchino, ma spero di aver fatto un buon lavoro e di aver tradotto nel mio miglior modo possibile e reso accessibile il tutto alle persone sorde”.
“Quando sono stata chiamata per l’incarico di interpretariato per il trasporto dall’Ens provinciale di Viterbo – ha spiegato – per me è stata una gioia immensa. Quest’anno è per la prima volta che Santa Rosa è stata tradotta da una viterbese. Gli altri anni, le interprete venivano da altre città. Grazie ad Andrea De Santis, Massimo Lanzi e Roberto Cruciani per avermi dato fiducia. Semo tutti de n’sentimento, se sei viterbese, lo sai, lo vivi e lo trasmetti”.
Un passo che non è solo simbolico: è un segnale concreto di inclusione, che conferma come la tradizione più antica possa dialogare con la modernità e aprirsi davvero a tutti.
Federica Focaracci



