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Minacce alla moglie che lo vuole lasciare: “Ti porto la testa di tuo padre”

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Viterbo - Un'aula del tribunale

Viterbo – Un’aula del tribunale

Viterbo – (sil.co.) – “Ti porto la testa di tuo padre in una scatola”. È una delle minacce alla ex moglie di un viterbese che tra gennaio e giugno 2024 non voleva saperne di separarsi e lasciare a lei la casa dove la coppia viveva con i figli.

“Lui mi tradiva per cui a gennaio dell’anno scorso gli ho detto che volevo la separazione, ma lui non voleva saperne di andarsene e minacciò di tirarmi una bottiglia di vetro. Non voleva trovarsi un’altra casa, diceva che quella era la sua. Il 20 maggio e il 5 giugno fui costretta a chiudermi in bagno per la paura e a chiedere aiuto al telefono a mio padre. Se l’è presa anche con lui: ‘Ti porto la testa di tuo padre in una scatola’”, ha riferito ieri al collegio la parte offesa. 

A fine estate, dopo che l’imputato è stato colpito da divieto di avvicinamento, la coppia ha trovato un accordo per la casa e la gestione dei bambini. Lui nel frattempo è finito a processo col giudizio immediato per maltrattamenti aggravati dalla presenza dei figli minori.

“Da febbraio siamo separati e io ho rimesso la querela. È dipeso tutto dai contrasti dovuti alla nostra separazione, sono stati mesi burrascosi, ma adesso che abbiamo trovato un accordo tra noi va bene”, ha concluso la parte offesa.

Il processo proseguirà in primavera.


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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