Viterbo – (sil.co.) – Mafia viterbese, in 37 davanti al gup del tribunale di Roma per il filone “spaccio di cocaina”. Sono i 37 indagati tra cui quattro donne raggiunti a fine luglio 2023 dall’avviso di conclusione indagini. Tra loro, oltre al boss albanese di mafia viterbese Ismail Rebeshi, c’è anche il boss d’origine calabrese Giuseppe Trovato. Oggi il via all’udienza preliminare.
Mafia viterbese – Intimidazioni e attentati contro discoteca (nei riquadri i boss Giuseppe Trovato e Ismail Rebeshi)
Tra gli imputati 18 italiani. I boss sono difesi dagli storici avvocati Roberto Afeltra e Giuseppe Di Renzo, entrambi finiti nel mirino dei pm Giovanni Musarò e Francesco Tucci della Dda di Roma nell’ambito dell’inchiesta parallela per fatti di droga a partire dal 2017. Diciotto indagati sono italiani, tra cui diversi sardi. Dieci sono d’origine albanese. Sette d’origine romena. Uno d’origine olandese e un altro del Marocco.
Rebeshi junior e il pentito. Tra i destinatari degli avvisi di fine indagine per cui la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio figurano anche il fratello David Rebeshi, oltre all’ex braccio destro diventato collaboratore di giustizia Sokol Dervishi e diversi dei sodali arrestati nel famoso blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019, tra cui il tuttofare romeno del sodalizio Ionel Pavel, i fratelli Shkelzen e Spartak Patozi e Gabriele Laezza, l’unico italiano condannato per associazione di stampo mafioso. C’è poi Renato Hasa, condannato a sei anni in primo grado per droga, arrestato nell’operazione Underground che il 13 giugno 2019 ha sgominato la presunta banda di spacciatori diventati rivali del gruppo di Rebeshi.
Mafia viterbese – Teste mozzate di animali usate per intimidire le vittime
Risorse dal narcotraffico. L’associazione, che si sarebbe avvalsa delle risorse finanziarie delle attività di narcotraffico, avrebbe potuto contare, secondo l’accusa, su auto messe a disposizione dal concessionario di Ismail Rebeshi, di strumentazione tecnologica d’avanguardia (apparecchi cellulari di tipo Blackberry) atti ad eludere eventuali attività delle forze di polizia, di utenze intestate a soggetti non censiti sul territorio, dedicate esclusivamente ai traffici più rilevanti, di pertinenze immobiliari reperite a Roma e sul territorio viterbese dal boss Ismail per lo stoccaggio di partite di sostanze stupefacenti, di ben determinati luoghi (piazzale del concessionario auto di Rebeshi, ristorante di parenti di Laezza) per riunioni degli associati destinate a pianificare i traffici illeciti e anche di armi messe a disposizione da Ismail Rebeshi, Giuseppe Trovato e Gabriele Laezza.
Viterbese piazza di spaccio. Cocaina, marijuana e hashish, sarebbero stati destinati al mercato viterbese, individuando i luoghi, in zone rurali del Viterbese, nella fase cosiddetta dello spaccio itinerante, dove occultare lo stupefacente; fornendo direttive ai corrieri ed ai pusher dell’associazione sull’approvvigionamento, sulle modalità di trasporto della droga, sui luoghi dove occultarla a Viterbo per poi prelevarla per i clienti; fornendo agli associati mezzi per il trasporto, schede sim o apparecchi Blackberry dedicati ai trasporti dei quantitativi più ingenti, sostituendo periodicamente con gli associati le utenze intestate a soggetti stranieri non censiti sul territorio, dedicate ai traffici illeciti; individuando i compiti degli associati per l’attività di spaccio nella provincia viterbese e presso clienti in Umbria, Toscana e Roma e concordando il compenso per l’attività prestata per i traffici illeciti; dando direttive per sostenere le spese legali o individuare il professionista per l’assistenza degli associati tratti in arresto.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

