Viterbo – (sil.co.) – Narcotraffico e spaccio di cocaina, tra i 37 imputati c’è chi è pronto all rito abbreviato. Entrerà nel vivo a febbraio l’udienza preliminare a carico di 37 imputati tra cui i boss di mafia viterbese Trovato e Rebeshi. Diciotto indagati sono italiani, tra cui diversi sardi. Dieci sono d’origine albanese. Sette d’origine romena. Uno d’origine olandese e un altro del Marocco.
Mafia viterbese – I fratelli David e Ismail Rebeshi
Ieri gli imputati sono comparsi per la prima volta davanti al gup Rosalba Liso del tribunale di Roma, dopo la richiesta di rinvio di giudizio della Dda di Roma, che ha coordinato le indagini del carabinieri di Viterbo, nell’ambito dell’inchiesta parallela a “mafia viterbese” per fatti di droga a partire dal 2017.
L’associazione, che si sarebbe avvalsa delle risorse finanziarie delle attività di narcotraffico, secondo l’accusa avrebbe potuto contare per lo stoccaggio di partite di sostanze stupefacenti, di ben determinati luoghi (piazzale del concessionario auto di Rebeshi, ristorante di parenti di Laezza) per riunioni degli associati destinate a pianificare i traffici illeciti e anche di armi messe a disposizione da Ismail Rebeshi, Giuseppe Trovato e Gabriele Laezza.
Cocaina, marijuana e hashish, sarebbero stati destinati al mercato viterbese, individuando i luoghi, in zone rurali del Viterbese, nella fase cosiddetta dello spaccio itinerante, dove occultare lo stupefacente; fornendo direttive ai corrieri ed ai pusher dell’associazione sull’approvvigionamento, sulle modalità di trasporto della droga, sui luoghi dove occultarla a Viterbo per poi prelevarla per i clienti; fornendo agli associati mezzi per il trasporto, schede sim o apparecchi Blackberry dedicati ai trasporti dei quantitativi più ingenti.
Tra i difensori, oltre a Roberto Afeltra per Ismail Rebeshi e Giuseppe Di Renzo per Giuseppe Trovato, i legali Michele Ranucci, Simona Mancini, Domenico Gorziglia, Gino Salvatori.
L’udienza è stata rinviata in seguito al legittimo impedimento di un difensore. Diversi colleghi, intanto, hanno anticipato la richiesta di rito abbreviato per una serie di imputati, che in caso di condanna usufruiranno dello sconto di un terzo della pena.
Il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato
Tra i destinatari degli avvisi di fine indagine per cui la Dda ha chiesto il rinvio a giudizio figurano anche il fratello David Rebeshi, oltre all’ex braccio destro diventato collaboratore di giustizia Sokol Dervishi e diversi dei sodali arrestati nel famoso blitz dell’operazione Erostrato del 25 gennaio 2019, tra cui il tuttofare romeno del sodalizio Ionel Pavel, i fratelli Shkelzen e Spartak Patozi e Gabriele Laezza, l’unico italiano condannato per associazione di stampo mafioso. C’è poi Renato Hasa, condannato a sei anni in primo grado per droga, arrestato nell’operazione Underground che il 13 giugno 2019 ha sgominato la presunta banda di spacciatori diventati rivali del gruppo di Rebeshi.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

