Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Viterbo come Longarone, Ustica e Corleone? Un paragone che fa sorridere… ma preoccupa.
Giovanni Bartoletti
Quando si nomina Longarone, la memoria corre subito al Vajont. Cavalese? Alla funivia caduta due volte. Corleone? Alla mafia. Ustica? Alla strage aerea. Irpinia? Al terremoto del 1980.
Città e paesi diventati, loro malgrado, simboli di tragedie.
Ora qualcuno vorrebbe infilare anche Viterbo in questo elenco. Non per una catastrofe naturale o un fatto storico, ma per un presunto collegamento con la mafia turca. Una notizia che, a leggere bene, si è rivelata più simile alla montagna che partorisce il topolino: nessun terrorismo, nessuna regia internazionale, il sospetto più concreto resta il solito traffico d’armi.
Il problema? I buoi sono già scappati dalle stalle. La cronaca nazionale ha diffuso la voce e mettere una pezza sarà difficile. Chi verrà mai a visitare Viterbo con il rischio di trovarsi davanti a tremendi turchi armati fino ai denti, pronti a fare stragi?
Il risultato è che il nome di Viterbo, che dovrebbe brillare per la macchina di Santa Rosa, patrimonio Unesco e orgoglio della città, finisce associato a criminalità e paura. C’è un dato psicologico ben noto: un luogo che richiama fattori negativi smette di attrarre visitatori.
La morale è semplice: prima di parlare, verificate i fatti. Le illazioni non fanno notizia, fanno soltanto male.
Giovanni Bartoletti
