Tribunale di Viterbo – Mirella Iezzi
Viterbo – All’età di 85 anni, anche ieri Mirella Iezzi è venuta a Viterbo per il processo che la riguarda, in pullman da Roma, nonostante le previsioni mettessero pioggia a dirotto.
“Finché la salute me lo consentirà, continuerò a battermi per l’innocenza di mio nipote”, ha detto non appena arrivata in tribunale. Spera che il processo le dia un’ulteriore possibilità.
È la nonna di Andrea Landolfi Cudia, il pugile e operatore sociosanitario romano 35enne che sta scontando a Rebibbia una condanna definitiva a 22 anni per l’omicidio della fidanzata 26enne Maria Sestina Arcuri, precipitata dalle scale della casa di Ronciglione dell’anziana, la notte tra il 3 e il 4 febbraio 2019 e poi morta due giorni dopo all’ospedale di Belcolle a causa delle gravissime lesioni riportate.
In primo grado Landolfi è stato assolto dalla corte d’assise del tribunale di Viterbo, che lo aveva condannato soltanto a quattro anni per lesioni perché quella notte avrebbe aggredito pure la nonna fratturandole alcune costole.
“Sono pronta a fare lo sciopero della fame purché venga riaperto il caso”, ha proseguito l’anziana. Che continua a parlare in maniera affettuosa di Sestina, col rimpianto di non avere mai potuto confrontarsi con la mamma della giovane. “Lei ha sempre rifiutato di parlare con me, ma io glielo chiedo ancora una volta. Vorrei che potessimo parlare”, è tornata a dire.
Tornando invece al processo, entrerà nel vivo soltanto il prossimo primo luglio, davanti al giudice Daniela Rispoli, quando saranno semiti i primi quattro testimoni. Mirella Iezzi è difesa dall’avvocato Guido Giannini del foro di Roma.
La donna è accusata di favoreggiamento del nipote attraverso false dichiarazioni al pm, di abbandono del pronipote e di omissione di soccorso ai danni di Maria Sestina Arcuri.
Lei ribadisce a Tusciaweb di avere sempre e solo detto la verità: “Mio nipote non ha ucciso Sestina, lui era innamorato di Sestina”.
Silvana Cortignani
Andrea Landolfi e Maria Sestina Arcuri
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

