|
|
Capodimonte – Sovraindebitamento, sdebitamento e nuova ripartenza per un 43enne di Capodimonte assistito dall’avvocato Berardo Di Ferdinando del foro di Teramo, il quale ha ottenuto l’esdebitazione dal tribunale di Viterbo.
Il 43enne era stato assunto come operaio con contratto di lavoro a tempo indeterminato nel 2007. Tutto sarebbe partito da un primo finanziamento di 13mila euro preso per estinguerne uno precedente e per altre spese arretrate. Il secondo finanziamento di 5mila euro era per la nascita del secondo figlio, per acquistare la cameretta e tutto l’occorrente per la nascita. Il terzo finanziamento per la macchina.
“Il mio assistito non è riuscito più a pagare le rate perché le troppe spese di terapia e visite varie dei bambini, più le spese per poter vivere, pagare affitto e bollette, pagare il nido del piccolo, pagare la mensa del grande. L’aggravamento nel corso del tempo della situazione di salute dei due figli ha determinato inoltre un aumento delle spese mediche che ha influito pesantemente sul bilancio familiare”.
“Tecnicamente l’esdebitazione – spiega il legale – è il provvedimento con cui il tribunale di Viterbo lo ha liberato dalla quota dei debiti non coperta dalla procedura di liquidazione durata 4 anni, grazie al quale potrà beneficiare della cosiddetta second chance o fresh start, ossia di una nuova ripartenza, o per meglio dire vita, tornando così ad essere soggetto non più classificato come ‘cattivo pagatore'”.
“Nel 2019 – prosegue Di Ferdinando – il mio cliente aveva deciso di avviare la procedura di liquidazione del patrimonio dato che il totale delle rate dei finanziamenti che aveva dovuto stipulare era diventato insostenibile e non gli consentiva di provvedere al mantenimento del nucleo familiare composto da quattro componenti. Lo stesso era l’unico a percepire reddito”.
“Se il mio cliente non avesse fatto ricorso alla procedura della cosiddetta ‘legge antisuicidi’ – sottolinea l’avvocato – non avrebbe potuto chiedere la liberazione dai debiti entro l’anno dalla chiusura della procedura fallimento e avrebbe rischiato di ritrovarsi senza beni, avendo appunto la procedura di liquidazione acquisito tutto l’attivo possibile, ed ancora con i debiti a carico. I creditori ancora insoddisfatti gli avrebbero certamente pignorato il quinto dello stipendio per un periodo certamente superiore ai 4 anni, periodo di durata della procedura di liquidazione”.
