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Paga online orologio con carta di credito farlocca, ma al punto vendita trova la Polpost

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Gli avvocati Roberto e Francesco Massatani

Gli avvocati Roberto e Francesco Massatani

Viterbo – (sil.co.) – Gioielli ordinati online e pagati con carte di credito farlocche, è ripreso mercoledì davanti al giudice Jacopo Rocchi il processo alla giovane mamma 26enne di Capodimonte, ma domiciliata a casa della suocera a Blera, finita nei guai tre anni fa.

La donna, difesa dallo studio Massatani, è finita nei guai quando è stata sorpresa dalla Polpost presso il punto vendita viterbese di una nota catena di gioielli mentre ritirava – col figlio neonato in braccio – un orologio del valore di circa 200 euro, ordinato online con carta di credito farlocca.

Era circa mezzogiorno del primo giugno 2022 mentre, con il figlio di un mese in braccio e la suocera appresso, si faceva consegnare uno dei due orologi che aveva ordinato, fermata in flagrante dalla polizia postale, che stava indagando su un caso di presunte manovre finanziarie fraudolente ai danni della catena.

Al di là del modesto valore dell’articolo, la giovane è finita a processo perché nel corso delle successive indagini sono emersi ulteriori oggetti preziosi della medesima catena comprati col trucco, per un valore complessivo superiore ai 4.600 euro.

Mercoledì ha testimoniato il gestore del sito web della catena, il quale si è accorto di pagamenti effettuati con carte di credito poi segnalate come rubate, transazioni sospette vista la mancata corrispondenza dell’identità: “Per cui abbiamo fatto la segnalazione alla polizia postale per le indagini del caso,  e loro hanno organizzato la trappola presso il punto vendita di Viterbo”. “In tutto abbiamo contato 40 acquisti con carte usate da più nominativi. Quattro invece le utenze telefoniche lasciate al momento degli acquisti”, ha concluso.

Durante la perquisizione nell’abitazione di Blera, il personale della Polpost ha scoperto un “tesoro” nella camera della donna. “Un’agenda con annotati codici di carte di credito riferibili a ordini fatti, con titolari anche stranieri, inglesi e cinesi, nonché scatole di gioielli  tutti della stessa marca. Abbiamo inoltre sequestrato un telefono con scheda sim usato per gli ordini. La donna non è risultata titolare di nessuna delle quattro carte di credito usate, tra cui quella con cui sono stati ordinati i due orologi che hanno fatto scattare il blitz”, ha spiegato in aula lo scorso aprile un poliziotto che ha preso parte all’operazione. 

Si torna in aula a primavera per la discussione. 


– Oltre 4.600 euro di gioielli pagati con carte di credito farlocche, giovane mamma nei guai


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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