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Picchia la ex per un pesce scappato al lago, condannato a 4 anni e 9 mesi

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Stefano Billi

L’avvocato di parte civile Stefano Billi

Giovanni Labate

Il difensore Giovanni Labate

Viterbo – Il 13 maggio 2024 ha picchiato selvaggiamente la ex rompendole un polso per un pesce perso durante una battuta in notturna sul lago di Bolsena.

È stato condannato in primo grado a 4 anni e 9 mesi di reclusione più 5700 euro di multa dal giudice Jacopo Rocchi, che le ha giudicato per i reati di maltrattamenti, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Ha inoltre chiesto il rinvio degli atti relativi alla deposizione della madre dell’imputato per falsa testimonianza.

Disponendo inoltre il risarcimento da quantificare in sede civile, il giudice ha concesso provvisionali di 4500 euro alla ex, 2500 euro al padre e 1500 euro ciascuno alla madre e al fratello minoenne della vittima.

Si tratta del 33enne viterbese noto alle cronache come “il pescatore”, difeso dall’avvocato Giovanni Labate.

Lo scorso 12 agosto è finito nuovamente dietro le sbarre del carcere Nicandro Izzo, da dove era uscito a luglio dopo un anno, per avere violato i domiciliari col braccialetto tornando a minacciare via social la ex e i familiari. Con l’occasione ha opposto ancora una volta resistenza, cercando di scappare all’arrivo della polizia.

La procura aveva chiesto 5 anni e nove mesi di reclusione. Parti civili con l’avvocato Stefano Billi la ex, il padre, la madre e il fratello minorenne della giovane, anche loro aggrediti nei giorni successivi al pesce, per i quali la difesa ha anticipato la richiesta di un risarcimento di 50mila euro ciascuno.

Prima della discussione è stato sentito l’ultimo teste della difesa, un pescatore che la mattina dell’aggressione ha portato all’imputato e alla ex cappuccino e cornetto su richiesta dell’amico. “Erano in auto, non ho notato niente di strano, mi sono stupito all’arrivo dei carabinieri e del 118, lui mi ha detto che lei era caduta e si era fatta male al polso”, ha riferito, negando che la vittima gli abbia chiesto aiuto.

La difesa ha cercato di minare l’attendibilità della ex, con cui l’imputato ha convissuto dieci mesi a casa dei genitori di lui, sostenendo l’assenza di elementi per il reato di maltrattamenti e sottolineando come manchino prove di condotte violente a parte l’episodio del 13 maggio 2024 sfociato in lesioni personali.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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